La denuncia del Nursind: le aziende non ascoltano le esigenze dei lavoratori neanche quando possono essere funzionali alla gestione del servizio. Rodigliano: “Benessere lavorativo diventi una priorità, così aumentano licenziamenti e abbandono della professione. Ancora nessuna convocazione del tavolo regionale”
BOLOGNA, 14 NOVEMBRE 2025 – “Chiediamo più ascolto all’Ausl di Bologna e lanciamo ancora una volta l’allarme: ogni giorno ci sono infermieri che si licenziano o abbandonano la professione per via di situazioni in cui la non gestione del personale crea frustrazione e barnout. Non ce lo possiamo più permettere, il benessere lavorativo deve diventare un tema prioritario”. A ribadirlo è Antonella Rodigliano, segretaria provinciale e regionale del Nursind, il sindacato degli infermieri.
“Noi abbiamo messo sempre al centro il benessere lavorativo -continua -, perché è una delle più grandi criticità che stanno vivendo i professionisti nelle proprie aziende. Anche quelli che sono in servizio da venti o trent’anni. Le aziende dovrebbero fare di tutto per migliorare le condizioni del personale, aumentandone l’ascolto e facendo in modo che si riesca a conciliare le aspettative personali e familiari anche con le ambizioni professionali. A livello regionale siamo ancora in attesa che venga convocato il tavolo sul benessere lavorativo, come ci era stato promesso, ma nel frattempo continuano ad arrivarci segnalazioni di infermieri inascoltati, anche quando le loro esigenze potrebbero rivelarsi funzionali alla gestione del lavoro” spiega Rodigliano, riportando due tra le situazioni più emblematiche.
La prima è quella di un’infermiera con oltre trent’anni d’esperienza, quattro dei quali, fino a non molto tempo fa, trascorsi nel presidio della casa circondariale di Bologna. “Dove tra l’altro non è semplice reperire professionisti -sottolinea la segretaria del Nursind-. Lei vorrebbe tornare, è motivata, pensa di poter dare molto professionalmente in quel contesto. Eppure è da un anno che non ce la stiamo facendo. Abbiamo presentato insieme a lei numerose domande ma senza successo, malgrado lì ci sia bisogno di personale, considerando anche le uscite. È una situazione molto triste”.
L’altra vicenda riguarda invece un’infermiera residente a Loiano, in appennino. “Un altro contesto in cui i professionisti scarseggiano -dice Rodigliano -. Per lei sarebbe ottimale lavorare vicino casa invece di guidare ogni giorno per tanti chilometri, ma anche in questo caso non ci stiamo riuscendo. Sia per le zone appenniniche che per il carcere ci sono dei bandi, l’azienda cerca infermieri, però continua a non prestare attenzione alle esigenze dei lavoratori, neanche in casi come questi” chiarisce la segretaria. “Lo abbiamo denunciato in tutte le sedi: non è più possibile andare avanti così, ci sono troppe criticità e problematiche -continua- lamentate anche dai coordinatori, il cui malcontento aumenta”.
“La carenza di personale -prosegue-, che con queste modalità sta inevitabilmente aumentando, porta anche alla necessità di coprire altri servizi, coi professionisti che si vedono spostare la loro sede di lavoro da Budrio a Bentivoglio, ad esempio, mettendo a rischio la tenuta del sistema. Se la gestione del personale rimarrà così com’è adesso -conclude Antonella Rodigliano – i licenziamenti aumenteranno. Come Nursind stiamo lavorando ad un questionario proprio sui licenziamenti per meglio documentare il malessere: questa situazione, per noi, non è più accettabile”.

