La dichiarazione della Sindaca di Valsamoggia, Milena Zanna
“La revisione dei criteri per la classificazione dei Comuni montani prevista dai decreti attuativi della nuova Legge sulla Montagna rischia di produrre effetti gravi e ingiusti, escludendo numerosi territori appenninici che da sempre affrontano condizioni strutturali di fragilità e che, fino ad oggi, sono stati riconosciuti come Comuni montani a pieno titolo.
Si tratta di una scelta che non tiene conto della complessità reale dei territori, delle loro caratteristiche sociali, economiche, infrastrutturali e ambientali, né delle difficoltà quotidiane che gli enti locali affrontano per garantire servizi, presidio del territorio e qualità della vita. Ridurre la montagna a una mera questione geografica, penalizzando di fatto l’Appennino, significa ignorare una storia fatta di impegno e resilienza.
L’esclusione dei territori avrà infatti conseguenze dirette sull’accesso a risorse fondamentali per lo sviluppo locale, la tenuta sociale e anche sulla sicurezza idrogeologica nella quale, al contrario e alla luce degli eventi degli ultimi anni, sarebbe invece necessario investire maggiormente. Un’esclusione che finisce per indebolire proprio quelle aree che maggiormente necessitano di politiche pubbliche mirate e continuative.
I Comuni dell’Appennino non diventeranno meno fragili perché privati di una definizione normativa. Al contrario, una simile impostazione rischia di vanificare anni di lavoro, investimenti e progettualità condivise volte a contrastare lo spopolamento, sostenere l’economia locale e mantenere vivo il tessuto delle comunità.
Mi unisco alle tante voci che si sono alzate in questi giorni e come Sindaca di Valsamoggia, e in particolare per i Municipi di Savigno, Castello di Serravalle e Monteveglio, invito a un ripensamento profondo dell’impianto attuativo della legge, che sappia riconoscere la pluralità delle “montagne” italiane e valorizzarne le specificità, anziché appiattirle su criteri rigidi e semplificatori. Serve una visione capace di unire i territori, non di dividerli, e uno Stato che accompagni con responsabilità e coerenza i percorsi di sviluppo delle aree interne, invece di indebolirli.
Come Amministrazione comunale, insieme a molte altre realtà istituzionali dell’Emilia-Romagna, chiediamo con forza che il Governo riconsideri questa impostazione e apra un confronto vero con i territori, affinché la legge sulla montagna sia uno strumento di equità, coesione e rilancio, e non l’ennesima occasione mancata per l’Appennino”.
Si tratta di una scelta che non tiene conto della complessità reale dei territori, delle loro caratteristiche sociali, economiche, infrastrutturali e ambientali, né delle difficoltà quotidiane che gli enti locali affrontano per garantire servizi, presidio del territorio e qualità della vita. Ridurre la montagna a una mera questione geografica, penalizzando di fatto l’Appennino, significa ignorare una storia fatta di impegno e resilienza.
L’esclusione dei territori avrà infatti conseguenze dirette sull’accesso a risorse fondamentali per lo sviluppo locale, la tenuta sociale e anche sulla sicurezza idrogeologica nella quale, al contrario e alla luce degli eventi degli ultimi anni, sarebbe invece necessario investire maggiormente. Un’esclusione che finisce per indebolire proprio quelle aree che maggiormente necessitano di politiche pubbliche mirate e continuative.
I Comuni dell’Appennino non diventeranno meno fragili perché privati di una definizione normativa. Al contrario, una simile impostazione rischia di vanificare anni di lavoro, investimenti e progettualità condivise volte a contrastare lo spopolamento, sostenere l’economia locale e mantenere vivo il tessuto delle comunità.
Mi unisco alle tante voci che si sono alzate in questi giorni e come Sindaca di Valsamoggia, e in particolare per i Municipi di Savigno, Castello di Serravalle e Monteveglio, invito a un ripensamento profondo dell’impianto attuativo della legge, che sappia riconoscere la pluralità delle “montagne” italiane e valorizzarne le specificità, anziché appiattirle su criteri rigidi e semplificatori. Serve una visione capace di unire i territori, non di dividerli, e uno Stato che accompagni con responsabilità e coerenza i percorsi di sviluppo delle aree interne, invece di indebolirli.
Come Amministrazione comunale, insieme a molte altre realtà istituzionali dell’Emilia-Romagna, chiediamo con forza che il Governo riconsideri questa impostazione e apra un confronto vero con i territori, affinché la legge sulla montagna sia uno strumento di equità, coesione e rilancio, e non l’ennesima occasione mancata per l’Appennino”.
Grazie per l’attenzione e buon lavoro

