“Gli Dei della via” di Andrea Recchia

Il regista bolognese incentra la sua ultima opera sul percorso naturalistico che unisce il capoluogo emiliano romagnolo con quello toscano

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Da Bologna a Firenze, la Via degli Dei è ormai un percorso collaudatissimo, sinonimo di natura, tradizioni, storia e cultura.

Un percorso che suggerisce sensazioni diverse a seconda di chi lo intraprende e cambia ogni volta che lo si decide di affrontare, a seconda delle stagioni certo, ma anche dello stato emotivo del momento.

Spesso e volentieri, il cinema ha raccontato percorsi più celebri, in primis il Cammino di Santiago, attraverso la personale visione di registi più o meno ispirati, raccontando storie intimiste e ricche di riflessioni sulla società e sull’identità stessa dell’essere umano, che sempre più spesso decide di fuggire, almeno temporaneamente, dalla frenesia e dalla follia della quotidianità per ritrovare sé stesso e un sano equilibrio fisico e mentale, proprio grazie al contatto con la natura, passo dopo passo, emozione dopo emozione.

Anche il regista Andrea Recchia, reduce dal positivo riscontro di critica e pubblico per la sua opera precedente “Ascoltati”, ha deciso di raccontare La Via degli Dei in maniera personale, ma non solo, attraverso il proprio talento registico e la passione per la settima arte, dando così vita al cortometraggio GLI DEI DELLA VIA.

In esso, si racconta la storia di tre amici, tre persone molto diverse fra loro, accomunate da un forte legame che il tempo non ha mai spezzato, ma anche da un senso di giustizia forse troppo marcato. Uno di loro, Grattugia (interpretato da un Orfeo Orlando sempre più esperto nei ruoli che incarnano il nostro territorio) si trova alle strette: il caseificio di sua proprietà è minacciato di espropriazione da industriali senza scrupoli che vogliono portare il progresso, attraverso la costruzione di pale eoliche proprio sulla Via degli Dei, dove il nostro ha la sua attività da generazioni: una realtà che rappresenta un pezzo di tradizione di quei luoghi.

A difenderlo ci saranno appunto gli amici Gea (Micaela Piccinini) un’idealista dai metodi radicali e l’ex missionario Don Ostia (Ettore Pancaldi) dai modi più che eccentrici.

I tre svilupperanno un piano estremo per difendere ciò che ritengono non possa essere cancellato in alcun modo, arrivando a prendere decisioni drastiche ed innescando una catena di eventi che giungeranno a conclusioni inattese e drammatiche.

Con quest’opera”, commenta il regista “Era mia intenzione far riflettere il pubblico sul rapporto estremamente fragile, ma possibile, tra le tradizioni del passato che hanno reso la personalità del territorio quella che conosciamo e il progredire della tecnologia ed un futuro che a volte minaccia la sostenibilità ambientale. La via degli Dei è certamente un simbolo del nostro Appennino e come tale va tutelato in ogni suo aspetto, che non significa però essere ciechi di fronte a ciò che di buono il progresso può portare né limitare il turismo, che tuttavia rischia di essere ora sin troppo di massa e al servizio della vacua realtà dei social, senza soffermarsi ai veri motivi che dovrebbero spingere le persone a compiere questo cammino.

Distribuito in Italia e all’estero da Lers Film, Gli dei della Via è già in gara per partecipare a diversi festival di cinema indipendente.

Si tratta di un racconto fortemente ricco di simboli e metafore che donano spazio a quelle realtà, spesso invisibili, che però custodiscono importanti aneddoti e memoria dei luoghi che ancora oggi incantano e meravigliano nella loro semplicità.

Un cortometraggio che vanta una recitazione sincera dei protagonisti e dei numerosi personaggi secondari presenti nella narrazione (ottimi anche i giovani attori Asia Galeotti,  Giovanni Soave e un sempre esperto caratterista come Luigi Monfredini, qui negli insoliti panni di un villain cinico e spietato), ma che rende il cammino un protagonista altrettanto importante, grazie all’utilizzo dei mezzi tecnici che ne rendono quasi tangibile la profondità ed ogni striatura di colore, così come la sinuosità e la potenza delle montagne, che sembrano silenziosi spettatori degli eventi che si verificano sul cammino tosco emiliano.

Una piccola, ma grande opera che trasmette importanti spunti di discussione e non dimentica mai che “Nel silenzio delle montagne, anche un sussurro può diventare l’eco di una storia.