Ho appreso con estremo dolore del transito celeste del Comandante del Corpo della Polizia Locale di Alto Reno Terme – Commissario Giorgio Fabbri.
Giorgio, vorrei chiamarlo amichevolmente per nome, era originario del Comune di Lizzano e lo ricordo giovanissimo ragazzo, operatore instancabile nella piscina Conca del Sole di Vidiciatico negli anni ’80 al tempo del Geom. Fiocchi, in aiuto agli operatori del tempo, tra i quali mia zia, mio nonno, io – piccolissima mascotte – e l’indimenticabile bagnino Alfredo Evangelisti.
Molti anni dopo, nel mandato amministrativo 2004-2009 che mi vedeva giovanissimo Assessore al Bilancio ed alle Attività Produttive lo ritrovai, presso il Comune di Castel di Casio, una realtà che non lo valorizzava come invece meritava e come infatti nel prosieguo della carriera ha saputo dimostrare con altissima professionalità. A lui venne affiancato un’altro giovane, troppo presto anch’egli scomparso, Luca Capitani. Nella nostra ottica il corpo dei vigili urbani non doveva essere un corpo “vessatorio” ma un corpo di aiuto alla popolazione specialmente verso le fasce più deboli. Eravamo infatti l’unico Comune della montagna che non metteva a bilancio preventivo le multe, cosa stravagante che, tuttavia gli altri municipi erano adusi fare. In quel contesto il senso civico di Giorgio e Luca risaltava in modo mirabile tanto da renderli “gli amici” che con la loro presenza risolvevano con calma, gentilezza e tempestività ogni tipo di problema. Erano anche i tempi della “austerity” e dei patti di stabilità che venivano replicati in modo ignorante dai Governi di ogni colore che si succedevano con una certa velocità, tanto che la battuta che Giorgio ha continuato a farmi fino a poco tempo fa quando mi vedeva era “Bittoto non ci comprava neanche i bottoni della giacca e le stringhe delle scarpe tanto era ligio all’economia del Comune!“. Era chiaramente una iperbole, perché Giorgio era in primis un uomo molto spiritoso e affabile.
Non mi ha mai fatto mancare il suo saluto, anche da comandante di un grande territorio come quello dell’Alto Reno, ed ogni volta che ci incontravamo ci dilungavamo in ricordi e simpatiche divagazioni.
Voglio salutarlo con un ultimo ricordo, il giorno della nascita di suo figlio, a cui voglio stringermi seppur virtualmente in questo tristissimo momento…”lo ho chiamato Enrico sai, come te!” Mi vennero i lacrimoni, non perché io immodestamente pensassi che quel nome rispecchiasse una fascinazione nei miei confronti che non meritavo di certo, ma per il gesto di dirmelo in quel modo.
Vola con Luca ora Giorgio, Tuo compagno di lavoro e bravissimo ragazzo che, son certo, Ti ha teso subito la mano per portarti a dirigere la sicurezza delle gerarchie angeliche. E con lui il Dott. Tonino Rubbi che tanto Ti stimava e apprezzava poiché sapevi “lavorare” ed avevi quel raro senso del dovere, così cristiano e così gratuito che ben pochi altri possono vantarsi di possedere.
Enrico Bittoto

