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Amarcord Ciclismo: Tappa Milano-Bologna del 1909

Dario Beni di Roma, vincitore di tappa, squadra Bianchi

 

Nel lontano 1909 nacque il primo Giro ciclistico d’Italia, che vide come prima tappa la Milano-Bologna, di ben 397 chilometri. Sì avete letto bene, gli organizzatori decisero che, per andare da Milano a Bologna, era più logico passare da Bergamo, Brescia, Verona,Padova, Ferrara!

Saliamo sulla macchina del tempo e torniamo indietro nei decenni.

Il primo Giro d’Italia partì il 13 maggio 1909 alle 2 e 57′ del mattino dal rondò di Piazza Loreto, a Milano. Il regolamento della gara derivava direttamente da quello del Tour de France, con una classifica a punti a seconda dell’ordine di arrivo delle varie tappe e la possibilità di sostituire solo alcuni elementi della bicicletta, come ruote, pedali e manubri, tenendo conto che le macchine di appoggio non potevano seguire così da vicino i loro corridori, che dovevano quindi rassegnarsi ad “arrangiarsi”.

Gli iscritti alla gara furono 166 ma, al via, si presentarono solo in 127. Fu una gara incredibile: dopo millecinquecento dal via, in località Molinello, vi fu una caduta collettiva da cui uscì molto malandata la bicicletta di Giovanni Gerbi, uno dei favoriti. Convinto a continuare dai responsabili della sua Società, la Bianchi, cambiò la bicicletta ripartendo con tre ore di ritardo e facendo una gara solitaria, giusto per partecipare perché ormai era impensabile la vittoria.

Al primo controllo, a Bergamo dopo un ora e cinquanta minuti di gara, passava un piccolo drappello di fuggitivi composto da sei ciclisti: Ganna, Galletti, Danesi, Cuniolo, Borgarello e Trousselier. Vantavano un vantaggio di due minuti su di un altro drappello di dieci atleti tra cui i favoriti alla vittoria finale Pavesi, Azzini, Petit Breton. Un terzo drappello passava con un ritardo di dieci minuti. A Coccaglio, circa 26 chilometri da Brescia si assisteva all’unione del secondo e terzo gruppo oltre ad un incidente meccanico occorso a Petit Breton. Incidente che il francese riesce a riparare in circa quindici minuti.

Al secondo controllo, sito alla Porta Venezia di Brescia, ove erano collocati i rifornimenti, Ganna passava in testa precedendo Petit Breton e ben distanziato Bruni. L’enorme folle accorsa per vedere transitare i “girini” veniva messa al corrente, dal Direttore della corsa, degli incidenti meccanici che avevano subito i “big”. Gerbi aveva spezzato un cerchio e rotto il manubrio; Ganna e Bruschetti avevano esaurito la loro scorta di pneumatici a seguito di ripetute forature.

Appena uscito da Brescia, a Provinciali dopo Sant’Eufemia, Bruni cadeva malamente in un fosso ma, con testardaggine, risaliva in bicicletta e riprendeva la gara.

Il controllo di Verona, dopo 5 ore e mezzo di gara, vedeva passare un nutrito gruppo di ben 37 corridori tra cui Ganna, Galletti, Cuniolo. Gli inseguitori passarono dopo 45 minuti. A Desenzano si assistette ad una paurosa caduta di uno dei favoriti: Petit Breton. Il francese si lussò il braccio destro ma, dopo una sommaria medicazione proseguì ancora con più foga.

Dopo nove ore di gara i partecipanti al Giro passarono al controllo di Bassanello, una borgata di Padova. Il gruppo dei fuggitivi era composto da diciannove atleti tra cui stupì la mancanza di Filippo Ganna. Gli inseguitori, una decina, passarono dopo circa dieci minuti.

Al penultimo controllo, a Rovigo, il gruppo di testa era composto da ventisei corridori tra cui spiccavano i leader Ganna, Galletti, Trousselier, Rossignoli e Decrup. L’infortunato Petit Breton transitava dopo circa venti minuti. Cuniolo, colpito da dolori viscerali passava lentamente cercando di non giungere all’arrivo dopo il tempo massimo. Di Gerbi nessuno aveva notizie.

A Ferrara, ultimo posto di controllo, alle 14 e 35, passarono per primi Pesce e Marchese seguiti, a poca distanza, da Trousselier, Borgarello, Ganna, Galotti, Galoppini, Rossignoli, Canepari, Beni, Galletti, Marchesi, Breschini. I primi inseguitori erano distanziati di circa un minuti. Il francese Petit Breton vantava un ritardo di diciannove minuti.

La partenza del Giro d’Italia in una tavola della “Domenica del Corriere” disegnata da Achille Beltrame.

Intanto a Bologna, presso l’Ippodromo Zappoli, una folle enorme per l’epoca, oltre cinquemila persone si erano date appuntamento per festeggiare il primo vincitore della prima tappa del Giro d’Italia. Alle ore 16 giove pluvio cominciò a colpire detti tifosi con ripetuti scrosci di acqua e rendere quindi scivolose le strade e lo stesso anello finale della pista. L’ultimo chilometro di gara, infatti, era da effettuare all’interno dell’impianto tramite un giro e mezzo della pista.

La folla urlante vide entrare in pista un manipolo di dodici ciclisti che diedero vita ad un entusiasmante volata. Tagliò per prima il traguardo, dopo 14 ore 6 minuti e 15 secondi di corsa, Dario Beni di Roma che batté nell’ordine Mario Pesse di Torino, Carlo Galletti di Milano, e a seguire Ganna, Trousselier, Pavesi, Zavatti, Azzini Ernesto, Marchese, Bargarello, Peirino e Canepari.

Imponenti manifestazioni di affetto accolsero l’arrivo, in sedicesima posizione, dell’idolo di casa, il bolognese Ezio Corlaita.

Al termine della tappa il sindaco di Bologna, il marchese Giuseppe Tanari, a nome della città, offrì una medaglia d’oro al vincitore Dario Beni ed una medaglia d’argento a Mario Pesse, secondo classificato. Alle ore 20 l’Ippodromo Zappoli chiuse i battenti ed il traguardo venne spostato presso la vicina trattoria del Chiù, dove gli arrivi si susseguirono fino a notte inoltrata e dove la giuria registrò il ritiro di ben dodici ciclisti.

 

ph dalla “Collezione Luca e Lamberto Bertozzi”

 

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