CALCIO: L’attacco al potere di Mihajlovic

Sconfitta interna dei rossoblù contro la Beneamata, ma merita una riflessione la puntualizzazione di Mihajlovic al CT azzurro Mancini

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Il gol di Lukaku – foto Rassegna Stampa News

Bologna-Inter, vigilia di Pasqua. Si evocano i precedenti contro i nerazzurri e inevitabilmente il pensiero sfiora la storica “Pasqua di sangue” di quel 1964. Il Bologna quella partita la persa e forse in quella sconfitta vi era scritto tutto un clima avverso per “doping” montato a scapito della squadra felsinea. Penalizzazione e giocatori squalificati, i migliori.
Quella del ’64 fu una partita nella partita e questo non è il contesto giusto per andare oltre. Lo scontro di ieri sera, invece, lo accende Mihajlovic, a modo suo. Non sarà il match “di sangue”, ma tutto serve per stimolare l’ambiente e per dire che il suo Bologna c’è. La piccola realtà rossoblù, bella e impossible, contro la superpotenza cinese, che sul campo si è vista il giusto. Ma a differenza del Bologna, l’Inter ha i campioni che ti cambiano la partita in un decimo di secondo. Tomiyasu si infortuna, Bastoni passa agilmente e crossa per il Dio Lukaku, colpo di testa quasi vincente, Ravaglia respinge, ma il Bomber belga si ritrova sul piede il pallone del vantaggio. Sarà il gol partita e con molta probabilità la vittoria porterà diritto allo scudetto.
Il Bologna se l’è giocata a viso aperto e forse un pareggio poteva starci se la bordata di Schouten trovava miglior sorte. Ma serve poco recriminare. Piuttosto, il punto è un altro – ci sia consentito – perché l’attacco al potere di Mihajlovic non può passare sotto traccia: i pensieri mirati contro l’amico e CT della Nazionale Roberto Mancini, l’ex Golden boy che proprio all’ombra delle Due Torri è nato calcisticamente prima di prendere il volo verso Genova, sponda Sampdoria, ricoprono più che un semplice rimbrotto all’amico.
L’allenatore serbo è un maestro nel mettere sul piatto argomentazioni degne di riflessione: a volte sbaglia i tempi e talvolta ci azzecca.
Quindi, con l’attacco a Mancini, Mihajlovic attacca il sistema e la domanda più o meno lecita è:  in Nazionale giocano i più meritevoli ? Con tutte le premesse del caso. A questa Nazionale c’è poco da appuntare, se guardiamo ai fallimenti non troppo lontani, e a Mancini possiamo dire poco. Ma qualche dubbio rimane e Mihajlovic si è tolto qualche sassolino dalle scarpe.
La scelta di Mancini di convocare il nostro Soriano, secondo Mihajlovic il miglior centrocampista italiano (9 reti e 5 assist) e lasciarlo poltrire in tribuna, per lui è una mancanza di rispetto. Neanche una panchina.
Il serbo non va oltre, ma ci vuole poco a pensare chi ha giocato contro la Lituania, ovvero Sensi dell’Inter, che ha racimolato appena 10 presenze (1 sola da titolare) e zero gol. Va bene che Sensi abbia confezionato una bella partita e realizzato anche una rete, ma è altrettanto vero che il dubbio rimane. E con il senno di poi non si gioca. La riflessione si è aperta e si è già archiviata. Il Bologna ha perso, l’Inter vincerà lo scudetto.
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