L’INTERVISTA: Johann Rosenboom, un uomo di pace a Grizzana

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Rosenboom
Johann Rosenboom

“Mi sento a casa in questi luoghi, ogni abitante è un amico per me
L’omaggio a Monte Sole? Ho raccontato in immagini la follia della guerra”

Testo e foto di Fabrizio Carollo

Non solo un artista delle immagini e delle emozioni: Johann Rosenboom è anche un uomo di pace, per la pace. L’ intenso messaggio positivo che vuole trasmettere si percepisce chiaramente osservando le opere con le quali ha reso grande omaggio alle vittime di Monte Sole.

Ormai diviso tra Grizzana Morandi e la città tedesca di Kassel, Rosenboom ha lasciato un segno indelebile e un tesoro inestimabile di emozioni nel cuore degli italiani e, più precisamente, in quello dei grizzanesi.

E proprio il comune di Grizzana Morandi ha conferito all’artista tedesco la cittadinanza onoraria, adottandolo a tutti gli effetti.

A quasi un anno dal conferimento, Reno News ha incontrato il pittore ed incisore proprio a Grizzana, scoprendo tante cose sulla persona che sta dentro l’artista e sulla nascita e lo sviluppo del progetto “Un segno per Monte Sole”, espressione personale, spirituale ed intensa. Una mostra apprezzata e riconosciuta dall’Accademia di Belle Arti di Bologna e presto esposta anche nelle location del suo paese d’adozione.

Immagini ed incisioni (Corredate da un quaderno che riporta le immagini e la corrispondenza avuta con Claudio Cappelletti, bibliotecario del centro di documentazione Giorgio Morandi ed accompagnatore di Johann nei suoi pellegrinaggi sui luoghi degli eccidi, lungo i sentieri del parco storico) che hanno suscitato sensazioni di dolore e riflessione nei sopravvissuti di quei tragici ed incancellabili avvenimenti ma ancora prima nello stesso Johann, come lui stesso racconta, dal primo pellegrinaggio sui luoghi dei misfatti nazifascisti, avvenuto nel 1984.

Ad un anno dal conferimento della cittadinanza qual è il suo bilancio? Si sente un abitante di Grizzana in tutto e per tutto?

Sin dal primo giorno mi sono sentito uno di loro. Grizzana mi ha adottato e coccolato fin dal mio arrivo ed ogni abitante è certamente un amico, per me. Sono arrivato qui nell’81 per motivi di lavoro e mi sono trovato subito a mio agio, instaurando immediatamente forti rapporti di amicizia con la gente del luogo.

Com’è nata l’idea di creare questo forte e sentito omaggio alle vittime di Monte Sole e quali sono state le sue prime sensazioni, una volta raggiunti i luoghi di quei terribili accadimenti?

Non conoscevo la storia di Monte Sole ed i tragici fatti di sangue perpetrati da una strategia militare folle e sconsiderata. Appena arrivato in visita ai luoghi della memoria, sono immediatamente stato colto da una forte sensazione di dolore e sono rimasto letteralmente impressionato dalla desolazione e da una ferita profonda ed ancora intrisa di sangue: ho cercato di immaginare, di vedere nella mia mente e nel cuore quei momenti e ciò ha contribuito a rendere ancora più forti le sensazioni che sentivo.
Quella notte stessa, ho disegnato morti, persone ferite, cadaveri straziati ma poi ho capito che quella violenza così espressa ed evidente non era il modo giusto di rappresentare ciò che sentivo.
Ho così cercato di elaborare una sorta di lingua delle sensazioni e mi sono affidato ad uno sguardo emotivo del mondo, testimone di quei terribili giorni, disegnando stelle che si spegnevano ed il dolore della natura stessa per tutto quello che era stata costretta a vedere e vivere: il mondo, testimone immenso e meraviglioso di tanta violenza. È stato proprio questo linguaggio, questo modo più profondo di rappresentare le emozioni, a spingermi ad intraprendere questo percorso artistico, giungendo così al risultato finale.

Questo modo di rappresentare le emozioni con le immagini ha saputo suscitare l’effetto voluto nel pubblico?

Credo proprio di sì. Ricordo che tante persone anziane, testimoni di quegli eventi, dopo aver visto la mostra, sono venute da me e mi hanno ringraziato per aver saputo cogliere perfettamente l’essenza delle emozioni che loro stessi hanno provato all’epoca e che sono rimaste loro dentro. Hanno colto il dolore ma anche il messaggio di consolazione, il senso di delicatezza che ho aggiunto.
Persone che magari non erano così vicine all’arte ma certamente in grado di comprendere ciò che io stesso avevano sentito. È stato il crearsi di una sintonia unica tra me e loro.

L’arte quindi può comunicare molto di più delle parole, almeno in certi casi?

Ne sono convinto. Specialmente, in casi come questo. Una intera civiltà contadina distrutta, in nome di una ideologia contorta e spietata. Tutto questo non può essere rappresentato adeguatamente con le figure umane o con la fotografia. Solamente le sensazioni possono creare le immagini adatte.

La scelta di un bianco e nero così marcato non è stato casuale, immagino..

Il bianco è nero così rappresentato è stato un aspetto fondamentale per staccarsi dalla realtà e ripercorrere i dolorosi sentieri della memoria, in questo senso. Se avessi usato i colori della realtà, tutto avrebbe reso molto meno ed anche le sensazioni sarebbero certamente risultate molto più “ovattate”. Anche le incisioni che ho creato sono tali da descrivere le ferite profonde del mondo e dell’umanità per ciò che è accaduto a Monte Sole. Ferite nette, marcate, profonde.

Istituzioni ed addetti ai lavori hanno dato da subito il loro sostegno al progetto?

Ho avuto sempre il pieno appoggio al progetto di Monte Sole (forse più dai rappresentanti italiani che dagli ambasciatori tedeschi) ma nonostante ciò la gestazione è stata molto lunga: inizialmente, il progetto era stato concepito più ampiamente ma abbiamo dovuto ridimensionarlo in base anche al budget a disposizione. Inoltre, lo sviluppo delle idee, altri impegni ed inevitabili imprevisti hanno fatto il resto ma forse attendendo e lavorando così a lungo è servito anche a dare più senso al risultato.

Anche in Germania, “Un segno per Monte Sole” ha riscosso lo stesso successo?

Ho deciso di attendere ancora prima di proporre questo lavoro a Kassel. È necessario che la storia venga fatta conoscere bene a tutti, perché solo così si può apprezzare il vero senso ed il messaggio che le opere vogliono dare. In alcune zone della Germania, purtroppo, c’è ancora molta disinformazione e la storia di Monte Sole non è conosciuta profondamente come in Italia.

Com’è il suo rapporto con la creazione? Le sue opere vengono formate dall’istinto e dalla passione del momento o c’è una continua ed attenta evoluzione e trasformazione?

La mostra stessa di Monte Sole è tutt’ora in evoluzione e questo è anche un aspetto fondamentale di me stesso, che applico in ogni mio progetto. Non ritengo mai chiuse le mie idee, anzi qualsiasi emozione che viene dopo, d’improvviso, creando la giusta sensazione, è sempre la benvenuta perché mi permette di apportare migliorie a quel che ho già creato.

Conoscendola e sentendola parlare, mi sono immedesimato molto nelle sue sensazioni ed oltre che artista mi piace definirla anche un uomo di pace poiché ha potuto donare un grande messaggio di solidarietà e speranza con il suo talento. Partendo da avvenimenti tragici, nasce sempre un messaggio di speranza.

Proprio così. Da sempre, per me, l’arte è sinonimo di pace. Questo è il senso del mio lavoro. E l’arte è anche una continua evoluzione ed una sperimentazione infinita. Tutto è permesso, non si è mai maestri.

Può parlarci dei suoi progetti futuri?

Primo fra tutti, un progetto con i ragazzi delle scuole elementari di Grizzana, che coniuga fotografia e disegno e che ha sempre il messaggio di interpretazione della pace, vista dai loro occhi. Sto lavorando intensamente su questo e sento un forte entusiasmo ed una grande energia che mi viene trasmessa dai bambini stessi.

 

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