LIZZANO: Bello e non bello ?

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Sto leggendo un paio di testi che riguardano proprio la storia dell’arte. Uno è stato stampato nel 2020 e pone diversi interrogativi. Ho deciso di scrivere un articolo su detto problema estetico che riguarda la zona del Corno alle Scale. E’ ora di finirla con le solite foto di panorami, tramonti e cascate. Siamo nel 3° Millennio ed il Corno deve essere rappresentato per ciò che merita in questo nuovo contesto culturale.

In Internet, specialmente in un suo particolare servizio, compaiono continuamente immagini relative al Corno alle Scale. Vediamo tramonti, panorami, cascate, animali, piante, ampie zone innevate, borghi e paesi. I commenti passano dal “Bello” allo “Splendido” all’”Eccezionale” “Unico” e tanti aggettivi testimonianti la validità dell’immagine. Vi è qualcosa che a mio avviso non quadra. In tutte quelle foto non compaiono come soggetti predominanti : Impianti a fune con il corollario di carrucole, sedili, funi, ruote di trasmissione ed altro appartenente alla loro peculiarità. Vi sarebbero anche materiali dismessi quali gatto delle nevi, motoslitta, componenti edilizi, lamiere, legnami vari ed altro ancora. Mi chiedo perché tutti questi possibili soggetti di opere d’arte fotografica non vengano ripresi e mostrati. Si pensi solo alla sciovia dismessa del Lago Scaffaiolo. Una foto che abbia in primissimo piano la stazione di partenza con il suo stato di abbandono e con le funi proiettate verso l’alto, verso l’infinito del cielo, non sarebbe un soggetto meritevole di applausi? Bisogna anche mettere nel conteggio quanto siano costati tutti questi impianti, questi beni dismessi ed abbandonati. Penso si sarebbe potuta aprire da decenni una galleria d’arte moderna da far concorrenza la MOMA di Bologna, con il vantaggio di un bene fruibile 365 giorni l’anno. Ma senza arrivare a conteggi economici, seguendo la filosofia di Marinetti che reputava più meritevole di valore artistico un’automobile della Vittoria di Samotracia, qui potremmo dire che si potrebbe andar oltre, dire che il valore estetico di strumenti tecnologici in condizione di degrado e impianti a fune che sovrastano il bello naturale abbiano ben più valenza estetica di tutte le Veneri dipinte e scolpite e di qualunque tramonto o sorgere di sole. Duchamp non aveva trasformato, con una semplice scritta, un orinatoio in una fontana da sistemare in un museo, per non parlare di qual si voglia ready made ? Qui al Corno avremmo un duplice vantaggio estetico : il bello del degrado, ma anche il bello di apparati meccanici quali seggiovie multiposto, con tutte le loro peculiarità, inserito nell’obsoleto, e scontato, bello naturale. Quindi un invito a tutti i fotografi, ma anche pittori ed artisti in altri comparti, di focalizzare le loro rappresentazioni su questi elementi che potrei definire di un novello ma particolare, futurismo . Attendo che compaiano, almeno, le foto di questo nuovo modo di fare arte al Corno alla Scale.

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Un commento

  1. Sinceramente Ettore Scagliarini questo articolo è un po’ qualunquista.
    Tutta Italia ha il problema di bruttezza architettoniche messe in mezzo a paesaggi naturali e borghi splendidi, non solo il Corno.

    Vogliamo parlare di Sestola con quello schifo di Grattacielo senza senso?

    Perché concentrarsi sulle brutture quando il 99 per cento del territorio regala meraviglie?

    E pensa che io qualche foto con gli impianti a fune del Cupolino le ho fatte e sono bellissime…

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