LIZZANO: Una modesta proposta

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L’ex Colonia Ferrarese diventata Biblioteca

 

Riprendo il titolo di un’opera di Jonathan Swift senza il suo sarcasmo e con finalità oltremodo differenti. Girando per il Belvedere ho notato come vari alberghi siano chiusi, anche ex colonie e ex istituti scolastici e mi è balzata in mente la seguente idea che andrò a delucidare con la massima precisione.

Partiamo dal concetto che le famiglie che hanno figli, arrivato il tempo estivo, non sanno ove parcheggiare i pargoli. O ai i nonni che in Italia sono deputati a fare gli asili o le scuole elementari o medie inferiori estive. Come aiutare queste famiglie, che sono moltissime, e dare ossigeno all’economia montana ?

Ecco il mio programma. Utilizzare detti fabbricati al fine di impiegarli quali centri culturali estivi per bambini dai 6 ai 13 anni con le seguenti attività : musica, laboratori di ceramica, scuola di lingue, di disegno, di materie varie e, a coronamento di tutto, attività all’aperto con passeggiate nei boschi, descrizioni e studi della natura e delle storia e cultura locale. Le attività da effettuarsi negli edifici, tipo, appunto, musica, ceramica, disegno, lingue non credo necessitino chissà quali competenze e lauree, molti/e diplomati/e o frequentatori/trici di scuole superiori possono benissimo far da insegnanti a bambini o ragazzini. Di conseguenza molti giovani del posto possono avere una occupazione che, anche se modestamente retribuita, può mantenerli in esercizio e metterli a contatto con una varia umanità. Gli accompagnatori esterni, possono essere persone di qual si voglia età che abbiano le dovute credenziali.

Fin qui l’occupazione è, diciamo, diretta, ovvero i genitori pagano una quota per i 15 o più giorni che il figlio/a passa in detti luoghi. A mio avviso è invece da considerare l’apporto INDIRETTO, ovvero il fatto che i genitori, nonni e parenti vari vengano a trovare i giovani ospiti. Quindi tutte queste persone potrebbero alloggiare in alberghi, pensioni, B&B della zona e frequentare locali di ristorazione. Ragionando su questa modesta proposta mi sono ritornati in mente i giorni della mia quinta elementare e primi anni delle medie inferiori. In quinta elementare l’insegnante, un donnone di maestra, incominciò a farci fare le equazioni di 1° grado del tipo : X + 5 = 8 da cui X = 8 – 5 = 3. Per noi bambini fu la scoperta del mondo ignoto, quello della X . Poco tempo dopo ci accostammo al latino con le favole di Fedro : “….superior stabat lupus…” ed incominciammo a confrontarci con una lingua, madre dell’italiano, stringata , precisa e maestra del raziocinio. Alle elementari si faceva anche un po’ di musica. Quali sarebbero le difficoltà di un simile programma ? Non credo quelle economiche, visto lo sperpero di pubblico danaro in opere inutili se non dannose. Il personale ? Per fare molte attività in aula di modesta difficoltà, come ho detto, qualsiasi liceale è in grado di leggere e tradurre Fedro ed altri autori latini, Cesare compreso, e di spiegare i concetti di matematica delle elementari o poco oltre. Musica, scuola di disegno e ceramica, idem come sopra per quei giovani che hanno fatto scuole con queste materie. Ovviamente un certo numero di insegnanti qualificati onde dirigere al meglio le attività. Per l’esterno ho già chiarito i problemi. A questo punto, credo, sorgeranno, a livello istituzionale, problemi e difficoltà a non finire. Il primo, e fondamentale, sarà quello economico. Non credo che il sottobosco affaristico-imprenditoriale, uso a vivere all’ombra del mondo partitico-politico, accetti che molti lavori di modesta entità da farsi nei fabbricati vengano eseguiti da imprese locali. Ma credo che l’ostacolo più serio venga proprio dal mondo delle istituzioni . Voi pensate che sia accettato che dei giovanissimi e giovani apprendano tutti questi strumenti culturali atti a formare persone con un senso critico e capaci di analizzare bene come viene gestita la società nella quale vivono ? Non credo che questi futuri cittadini non realizzino il significato di …..SUPERIOR STABAT LUPUS….. e ne traggano le conseguenze. Ergo ? Meglio affossare tutto, anche l’economia della montagna.

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