LIZZANO IN BELVEDERE: Considerazioni economiche sul territorio

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foto di Luciano Marchi

Ho letto della chiusura del ristorante a Gabba. Ormai nel Belvedere è una costante chiusura di attività imprenditoriali, qui, nel particolare, relativo ad alberghi e ristoranti. Credo che la ragione di fondo sia la non continuità del lavoro. A parte i 13-16 fine settimana invernali legati allo sci, infrasettimanalmente non vi è un considerevole afflusso, e la stagione estiva basata su di un periodo circa 30 giorni, il resto dell’anno ha un apporto turistico piuttosto modesto ed episodico. I costi di gestioni, invece, sono costanti per tutti i 365 giorni dell’anno. Far quadrare i bilanci, basandosi in gran parte sui 60 giorni sopra accennati, risulta un’ardua impresa. Ciò che necessita è un apporto costante, anche se modesto, di frequentazione turistica. Ritornando a Gabba è una borgata con una bellissima chiesa impostata lungo una antichissima via di transito che, in anni recenti, si è tentato di riesumare, si tratta della Piccola Cassia o Cassiola con partenza dall’Abbazia di Nonantola. Purtroppo giunti nei pressi di Lizzano in Belvedere, a La Querciola, non vi è stata la collaborazione del Belvedere nel farla transitare sui propri luoghi, come era storicamente, e fu fatta deviare a Fanano con un allungamento del percorso di oltre 16 Km . Questa, principalmente, ed altre cause, hanno fatto abortire tale iniziativa. D’altronde l’intero comprensorio del Belvedere non si è attivato per ripristinare le 4 vie transappenniniche che attraversano il suo territorio, vie di importanza storica notevole e ben documentate. Inoltre un’ulteriore opportunità, quale quella di un percorso plurigiornaliero per visite a luoghi di culto ben presenti e di un certo interesse nell’area comunale, non è stata presa in considerazione, come non sono state prese in considerazione percorsi di carattere geologico, resti del glacialismo quaternario, naturalistici e di altro interesse. Da oltre 30 anni l’unico punto fisso sono lo sci con gli impianti di risalita. Questa mono cultura ha portato a far chiudere un rilevante numero di alberghi, ristoranti ed attività commerciali.

Santuario della Madonna dell’Acero

A questo punto faccio una estrapolazione matematica basandomi sulla collaudatissima Via degli Dei che con i sui 21.000 transeunti nello spazio di 365 giorni, che riduco a 300 per ragioni…climatiche, significano 70 turisti il giorno. Trasferisco le considerazioni alle 6 vie di possibile utilizzo nel Belvedere. Mentre quella dei luoghi di culto è fattibile 365 giorni l’anno, le altre le considero attorno ai 220 giorni. Ipotizziamo 10 turisti giornalieri per i luoghi di culto e 6 per ognuna delle rimanenti 5 opportunità. Come vedete si tratta di numeri modesti, senza voli pindarici. Però la somma da 3.650 visitatori per la prima + 6.600 per le altre con un totale di 10.250 da sommarsi, ovviamente al normale flusso turistico estivo-invernale. Facendo una semplice estrapolazione matematica abbiamo circa 36 turisti il giorno sul territorio. Qui nasce il confronto, negativo per il Belvedere, sull’indice di spesa giornaliero di ogni transeunte che è di € 13 pro capite contro i 35 € di chi frequenta altre vie. La ragione è semplice, nel Belvedere a queste persone non si è offerto nulla, neppure la sistemazione di tali tragitti. Investendo, anche somme modeste, portare detto apporto economico a € 30 x persona x giorno non dovrebbe essere ardua impresa. Si otterrebbero € 1.080 su base giornaliera. Cosa significherebbe questo ? che B&B, ristoranti ed attività commerciali avrebbero una modesta ma continuativa attività di lavoro da sommarsi a quella tradizionale. Un particolare non trascurabile è l’indotto di frequentazione di chi decida di incontrare chi percorre detti tragitti in determinati luoghi, di solito ristoranti, per passare alcune ore assieme. Il rapporto può arrivare a 3 a 1, ovvero 3 persone per ogni escursionista . Anche fosse solo uno si avrebbe un sensibile incremento dell’apporto economico. Tutto questo non è stato preso in alcuna considerazione.

Si continua a favoleggiare di nuovi impianti di risalita e di incredibili apporti economici dello sci, sport in notevole calo di appeal e di appassionati, vi sono studi in merito. Non vorrei passare per un oppositore dello sci, visto che sono 67 anni che scio, ma per una persona che vorrebbe che si mantenesse in essere detta attività al Corno alle Scale ma con i piedi ben appoggiati a terra. Al fine di non creare un mondo illusorio chiedo, anzi, lo pretendo come contribuente, visto che i soldi che si dovrebbero investire in queste discutibili operazioni impiantistiche, sono DANARI PUBBLICI, che sia pubblicamente fornito uno studio in merito a :Flussi turistici, apporti economici, costi e mantenimento degli impianti, sistemazioni infrastrutturali, adeguamento delle attività ricettive a standard da 3° millennio ed altro ancora relativo a tutto il comprensorio interessato. Questo/i studi devono essere compito di appositi dipartimenti universitari a ciò deputati. Da oltre sei anni lo richiedo ma sino ad oggi ho notato solo molta Aria Fritta.

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