LIZZANO: Turismo alternativo nel Belvedere

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Mi è giunta comunicazione che il “Alto loco” ci si stia indirizzando verso la valorizzazione di un turismo alternativo e complementare allo sci. Meglio tardi che mai ! Non so quali profonde conoscenze abbiano in “Alto loco” della storia, della cultura e dell’ambiente Belvederiano. Possono sempre documentarsi leggendo tutti i numeri de “La Musola” e di “Viandare” , compresi i vari scritturini, per farsi un’idea di quale patrimonio esista nella zona. Un grandissimo merito ebbe l’Avv. Giorgio Filippi nel dar vita all’associazione “Il Rugletto dei Belvederiani” onde conoscere, far conoscere e documentare tale patrimonio. Dispiace solo che per vari decenni, a qualunque livello, ci si sia totalmente disinteressati di tali conoscenze al fine di metterle a frutto per l’economia del Belvedere. Adesso, visto che, per varie cause e concause, il paradiso sciatorio sta franando e le fantasiose illusioni di folle oceaniche al Cavone, sci ai piedi, si dimostrano per quello che sono : “Illusioni”, ci si comincia a guardare attorno per vedere se sia possibile elevare l’utilizzo delle strutture ricettive e di ristorazione da un miserrimo 3% post estivo a valori più decorosi ed in grado di sostenere l’attività imprenditoriale collegata. Da tempo vado dicendo che esiste un patrimonio utilizzabile con spese modeste in grado di apportare ossigeno alle asfittiche economie locali. So benissimo che in “Altissimo loco” parlare di modesti investimenti crea forme di rigetto, necessitano lavori da milioni fitti, almeno per essere allineati a ciò che scrisse nel 1966 l’americano William Baumol il quale ricorre all’economia per mostrare come le amministrazioni contribuiscano ad aumentare i costi dello spettacolo vivo con sovvenzioni che inducono delle attese di qualità superiori alle possibilità offerte dal mercato. Non fu così con i 32 mln per il Mega Collegamento Galattico, ovviamente senza alcuno studio di qual si voglia natura in merito ? Adesso abbiamo un nuovo impianto del costo di parecchi milioni per il quale non credo che le aziende locali abbiano chissà quali opere in merito, il tutto sino ad oggi, senza alcun supporto di qual si voglia studio universitario, o di enti equivalenti, sui cospicui ritorni economici per l’intera comunità Belvederiana. Ci troviamo dinnanzi ad attese di qualità superiori alle possibilità offerte dal mercato, in parole povere, ad un mondo illusorio. Vedremo se questo spostamento di timone sia foriero di un cambiamento da una concezione monoculturale, lo sci, verso un turismo multifunzionale. Vedremo….

 

Foto Luciano Marchi

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