Marzabotto, anarchia, libertà e poesia popolare

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di Fabrizio Carollo

Ancora una volta, la potente ed eterna cornice storica della necropoli etrusca del museo archeologico di Marzabotto, ha svolto egregiamente il compito di contribuire a rendere l’atmosfera di un evento più magica che mai.

Prosegue, con successo, la rassegna “Infrasuoni”, giunta ormai all’invidiabile traguardo della dodicesima edizione: una longevità assai meritata e frutto dell’impegno di tutti i comuni partecipanti, dell’organizzazione, del direttore artistico Claudio Carboni ma anche dello straordinario talento di tutti i musicisti e degli artisti che si sono succeduti sui palchi del territorio in questi mesi, catturando l’attenzione del pubblico, affascinato dai nuovi “orizzonti sonori”.

Ieri è stato il turno di “Libertà l’è morta”, il concerto dei musicisti Francesco Benozzo e Fabio Bonvicini, che hanno stupìto i presenti, proponendo la poesia di un tempo, attraverso i canti popolari ed anarchici dei primi del Novecento e fine Ottocento (alcuni più noti, altri meno).

Un concerto fatto di storia e di dolce malinconia, mentre le note delle varie canzoni (eseguite rigorosamente con l’utilizzo degli strumenti della tradizione popolare) vagavano nelle menti delle persone, che hanno potuto così essere pervasi da un senso di libertà ed un ritorno al passato, fatto sì di povertà e sofferenza ma anche di valori e di coraggio, da parte di chi ha contribuito ad infondere una profonda impronta alla nostra storia (memorabile la canzone dedicata a Sante Caserio ed il suo coraggio di fronte all’arresto ed alla morte).

Il concerto ha rappresentato la prima presentazione ufficiale dell’album “Libertà l’è morta” dei due artisti, prodotto in Danimarca dalla prestigiosa etichetta Tuti Records (la stessa che tenne a battesimo la cantante Bork) ed è stato certamente un esordio con i fiocchi per un lavoro di ricerca e studio certamente impegnativo, senza il quale non si sarebbe potuto ottenere il grande riscontro e l’intensità di ogni brano proposto.

Anarchia e libertà: temi fortissimi (e forse ancora attuali, visto il periodo che stiamo affrontando?), proposti con grande passione.

L’utilizzo di strumenti come l’arpa celtica, il piffero e vari flauti popolari hanno donato al tutto un soffice velo di romanticismo che non svanisce nemmeno dopo l’ultima canzone e lascia nell’animo dell’ascoltatore una voglia di essere libero, senza regole: di tornare alla lotta contro i soprusi dei potenti e di sognare un ritorno ad un passato non vissuto ma mai dimenticato.

Cambiano i tempi ma forse le persone no…questa è una lezione che sembra insegnarci una volta di più il passato, cantato dai due musicisti.

Infrasuoni invece cambia, migliorando di edizione in edizione e proponendo grandi talenti per musica mai banale e mai commerciale: una vera musica per l’anima e per riflettere sul nostro percorso di vita.

 

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