Marzabotto, “Circe, la figlia del sole” con Eva Grimaldi e Vito Cesaro

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Testo e foto di Fabrizio Carollo

Il potere della risata è dirompente e disarmante, questa è da sempre una certezza.

Ma far ridere non è mai stato semplice e far ridere con intelligenza è ancora più arduo.

Ebbene, doppia sfida assolutamente vinta per l’esilarante spettacolo, protagonista del penultimo appuntamento del Festival della Commedia Antica, nella suggestiva cornice del teatro di paglia, presso il parco archeologico di Marzabotto.

La prima nazionale di “Circe, la figlia del sole” ha incantato e divertito tutto il pubblico presente, offrendo un ottimo spettacolo di satira storica, creando un improbabile incontro tra la seducente e spietata maga Circe ed un Ercole non proprio aitante come quello che tutti abbiamo conosciuto ma sicuramente molto più simpatico.

Un divertissement assolutamente perfetto, nel quale, tra battute sagaci, riferimenti e punzecchiature alla società attuale e maliziosi doppi sensi (mai volgari!), gli attori dimostrano di sapersi muovere egregiamente, forti della loro esperienza pluriennale sul palcoscenico, di un’ attenta preparazione per dare vita a personaggi surreali ed ilari e della loro voglia di far ridere ma anche di divertirsi loro stessi.

La splendida Eva Grimaldi  incarna una Circe seducente come non si vedeva da tempo ma, le sue sensuali movenze e gli sguardi ammiccanti al povero Ercole, si alternano ad una ironia frizzante che convince sin dal suo ingresso sulla scena (Attenzione al monologo finale perché è veramente al servizio di una grande attrice che infonde sentimento e la voglia di riflettere nello spettatore).

L’Ercole di Vito Cesaro (Qui, anche nel non facile ruolo di regista, che ha dimostrato di sapere egregiamente adattare ai giorni nostri il testo della commedia originale, scritta dal grande Ettore Romagnoli nei primi anni del Novecento) è assolutamente caratteristico e la cadenza romana delle sue battute gli dona un senso di simpatica ingenuità e traballante boria, che fa parte di certi “machi” italiani non ancora estinti, che si assumono erroneamente il ruolo di eroe, con risultati a dir poco “Fantozziani”, ma sempre rivelandosi simpaticissime canaglie.

Tutto è reso ancora più brillante dall’efficace presenza di comprimari che contribuiscono a rendere ancora più dorata la cornice dell’intera opera teatrale: si va dal porco filosofo (Claudio Lardo) al fidato compagno di Ercole, Cercopo (Ciro Ruoppo), passando dall’irriverente eunuco dalle sembianze umane, Giocasta, servo della splendida maga (Eduardo Di Lorenzo).

Eccellente nota di merito anche alla parte tecnica: le scenografia infondono ancora più suggestione e le luci creano la magia che circonda i protagonisti e seduce il pubblico.

Personaggi ottimamente caratterizzati, interpreti in grande forma ed un debutto sotto le stelle, le quali pare abbiano brillato un po’ di più, forse contagiate dall’ironia dello spettacolo oppure incantate dalla bellezza di Eva Grimaldi.

Applausi a non finire per due ore all’insegna del vero teatro brillante.

Al termine della rappresentazione, gli attori hanno dimostrato grande disponibilità, fermandosi con il pubblico rimasto, ricevendo ancora i complimenti per le loro performance, scattando foto e firmando autografi: di certo, un buonissimo auspicio, per la tournée estiva che attende la compagnia ed una solida base per repliche di sicuro successo.

Reno News ha incontrato i due protagonisti principali, Eva Grimaldi e Vito Cesaro, che hanno gentilmente risposto a tutte le domande poste:

Manca poco all’inizio della prima. Sensazioni a caldo?

 

Eva: le farfalline nello stomaco! È una bellissima sensazione sentirle e guai se non ci fossero più. Anche il grande Gassman mi disse “Eva è bellissimo provare questa emozione prima di salire sul palcoscenico. Il giorno che non sentirai più le farfalle nello stomaco vorrà dire che dovrai cambiare mestiere.” Solo a teatro si prova questa emozione, costantemente, ad ogni replica. Al cinema la si avverte di più il primo giorno di riprese, dopodiché ci si rilassa via via che i ciak si susseguono.

 

Vito: la comprensibile emozione di portare in scena uno spettacolo per la prima volta è sempre qualcosa che dona una energia indescrivibile. Nel mio caso, esserne anche il regista aumenta la dose di adrenalina e quindi l’energia.

 

Eva, parlaci un poco della tua Circe.

 

In tanti mi hanno chiesto se assomiglio a Circe. Assolutamente no, non sono come lei. Per anni ho avuto la fama di mangiatrice di uomini ma sono sempre stata io ad essere mangiata da loro. La mia Circe è un personaggio simpatico, ghiotta di salumi e sicuramente affascinante. Vito ha fatto un grandissimo lavoro di adattamento sul mio personaggio, rispetto alla stesura originale.

 

Le emozioni di fare una prima nazionale in un contesto così particolare?

 

E’ una doppia emozione. Sono entrata in una compagnia teatrale stimolante, che mi ha permesso di sdoganarmi, di cambiare il mio modo di recitare e di mettermi in discussione come artista ed attrice. Sono cresciuta intellettualmente, questo senz’altro. La mia Circe ha diverse sfaccettature ed è stato il risultato di una grande preparazione. Ho sempre fatto personaggi molto attuali e forse troppo seri e questo è stato, senza dubbio, un bell’inizio nel mondo del teatro brillante. Proporre questo spettacolo in questo suggestivo contesto aumenta l’emozione. Mi sento in sintonia con questi luoghi, mi fanno tornare bambina e quasi posso dire di identificarmi in una farfalla che vola libera.

 

Vito, come viene vissuta, da voi artisti e dalle compagnie teatrali, questo grave momento di crisi economica?

 

C’è una frase classica che viene usata in queste situazioni: con l’arte non si mangia. Beh, io mi sento anche di dire che nemmeno con il petrolio si beve. Però, purtroppo, per il petrolio si fa sempre tutto ma per l’arte e la cultura si continua a tagliare barbaramente e senza pietà, mentre quando si cerca di tagliare alcuni aspetti insulsi della casta, i risultati li conosciamo e non succede nulla. L’Italia, assieme alla Grecia, rappresenta l’80% del patrimonio culturale al mondo. Pensa che una statistica ha stabilito che, per ogni euro investito in cultura, ne rientrano tre. Io ho assistito a cose veramente scandalose, nel campo teatrale, che fanno capire che non è assolutamente vero che non ci sono soldi a disposizione; i soldi ci sono e vengono spesi male. Mi viene in mente l’esempio dell’opera d tre soldi di Brecht, interpretata da Massimo Ranieri e Lina Sastri: costata un milione e mezzo di euro (quindi, i soldi ci sono!), è stata replicata solamente cinque volte, incassando appena 50 mila euro.

Gli uomini di cultura sono presenti eccome, nel nostro paese, ma non vengono ascoltati dai rappresentanti delle nostre istituzioni.

Tutto quello che è stato fatto negli anni passati, tutti i grandi meriti della cultura, sono stati devastati in poco tempo e, purtroppo, temo che si tornerà difficilmente agli splendori trascorsi.

 

Ci sono state difficoltà, a livello artistico, nel portare in scena questa storia?

 

No, non ho avuto grandi difficoltà, in questo senso. Il testo mi è stato proposto dal vicesindaco di Marzabotto Simonetta Monesi. Ho riadattato il testo, senza toccare l’identità di Romagnoli (l’autore originale), proponendolo per i tempi attuali e rendendolo più brillante per attirare anche i giovani ed il pubblico di ogni età.

 

Secondo il quadro generale, attualmente, gli attori hanno voglia di buttarsi nel teatro e c’è ancora spazio per i giovani artisti?

 

Eva: un attore teatrale deve sempre rischiare, sempre credere nella vita del teatro, proprio per combattere quello che sta succedendo. Per rialzare l’economia deve tornare la convinzione che si deve investire in cultura e sanità. I tempi sono maturi per una rivoluzione? Forse…

 

Vito: C’è ancora spazio per tutti, pur avendo la consapevolezza che è un settore difficile e gli ostacoli sono veramente tanti. Ma anche la soddisfazione è enorme.

 

L’informazione e la stampa fanno abbastanza per aiutare gli artisti e la cultura nella battaglia?

 

Vito: diciamo che fanno ma non tutti. Purtroppo, c’è ancora una mala informazione in merito a questi argomenti e si tende spesso a dare spazio a cose ritenute più “importanti”.

 

Eva: la stampa, purtroppo, non è mai una vera stampa, almeno non completamente. In una precedente intervista, ad esempio, dissi che c’era una battuta che faceva chiaro riferimento al Porcellum ed affermai che il ministro Calderoli si doveva dimettere (anche a fronte degli ultimi episodi che ben conosciamo). Nell’articolo venne scritto quello che avevo detto tranne la mia considerazione su Calderoli e questo mi fece rimanere molto amareggiata. Spesso, anche la stampa, tende a buttare l’occhio da un’altra parte.

 

Una buona recitazione dipende più dalla mimica e dalle espressioni oppure dal testo e le battute?

 

Vito: entrambe le cose. Procedono di pari passo e sono altrettanto importanti i tempi teatrali, ovvero quando accelerare il ritmo, quando rallentarlo, le intonazioni, ecc.

Totò è stato il più grande dei maestri, in questo senso.

 

Eva: il teatro è una palestra, da sempre. È importantissimo curarne tutti gli aspetti per definirsi un attore completo e fare propria ogni parte, coccolando sia l’espressione che l’intonazione delle battute e formare la parte in modo tale da coinvolgere totalmente anche il pubblico.

 

 

 

 

Qual è il vostro rapporto con il pubblico?

 

Eva: Addormentarsi sotto un’aureola di applausi, con il sorriso sulle labbra è unico, magico. Il pubblico regala tutto questo.

 

Vito: è sempre una emozione fortissima portare in scena uno spettacolo e vedere che il pubblico rimane catturato.

Al di là della critica e del giornalista, che a volte non colgono appieno il senso di quello che facciamo, la gratificazione più grande arriva quando il pubblico capisce quello che si è portato sulla scena, il lavoro svolto ed i nostri sforzi.

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