MARZABOTTO: Erro non vuole diventare grande

Il poliedrico artista in scena al teatro comunale per uno spettacolo sulla crescita e quello che comporta

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Il poliedrico artista in scena al teatro comunale per uno spettacolo sulla crescita e quello che comporta

 

Crescere. Diventare adulti. Sembra una cosa semplice, inevitabile. Qualcosa che capita a tutti, ma cosa comporta davvero diventare grandi? Quali sono le paure, le difficoltà, ma anche le aspettative e le gioie di passare la soglia che separa infanzia e adolescenza dall’età adulta?

A queste ed altre domande, proverà a rispondere l’attore e musicista Enrico Baglio, in arte Erro, con lo spettacolo dal titolo “Non voglio diventare grande”, in scena al teatro comunale di Marzabotto sabato 26 gennaio alle ore 21.

Con la consueta ironia e la coinvolgente passione che ha caratterizzato tutta la sua brillante carriera artistica, Erro parlerà di sé, ma anche di tutti noi, fra ricordi ed esperienze che non potranno che divertire il pubblico, ma anche farlo riflettere sul proprio passato e su come sia importante mantenere il bambino che abbiamo dentro e lasciarlo libero di esprimersi ogni tanto.

– Erro, nel tuo spettacolo si parla di paure, difficoltà ed il grande timore di diventare adulti, con tutte le responsabilità e gli ostacoli apparentemente insormontabili. Ma Enrico ha ancora paura di diventare grande?

– Ciao a tutti e grazie per questa intervista, che mi fa sentire quasi importante. Beh, lo spettacolo parla della mia infanzia, principalmente ma sono esperienze nelle quali chiunque può rispecchiarsi ed io stesso ho ancora molta paura di diventare grande, anche se ti confesso che spero di nutrire questo timore anche quando avrò settant’anni. Sarà uno spettacolo divertente e prometto che cercherò di seguire il copione, perché quando ci si diverte facendo ciò che piace ed appassiona è anche facile farsi prendere la mano e lasciar perdere la scaletta a fronte di una genuina improvvisazione.

– A proposito dello spettacolo, com’è nata l’idea di portarlo in scena?

– Non voglio diventare grande è il riassunto di un percorso che ho fatto provando tante strade, a partire dall’associazione musicale Lab-End, che fondai 4 anni fa per dare spazio alle band emergenti , compresa la mia, di suonare su un palco.

Tante persone, tanta musica, ma anche tanto sudore e sacrificio, costruendo ogni cosa dal nulla e pezzo per pezzo. Ad un certo momento, mi sono trovato però di fronte ad un bivio: scelgo il luogo che mi ha aiutato a crescere o scelgo il mio personaggio?

Alla fine, la scelta è caduta su ciò che più mi appagava (non pagava, eh?), anche se da tutto il mio trascorso ho comunque appreso tantissimo, pur rimanendo con i piedi ben piantati per terra e sempre affamato dalla voglia di apprendere e crescere, appunto.

– L’ironia caratterizza più o meno tutta la tua produzione artistica fino ad oggi. Credi quindi che essa sia fondamentale per parlare degli aspetti anche più scomodi e malcelati di questa travagliata società moderna, specialmente per raggiungere ogni tipo di pubblico, in particolar modo quello più giovane?

– Penso che, in questo periodo storico, l’ironia sia qualcosa di fondamentale e potentissimo.

La gente ha bisogno e voglia di ridere ed è per questo che la risata diventa automaticamente il mezzo perfetto per comunicare, sempre cercando di rapportarsi col linguaggio giusto in base al pubblico che si ha davanti. Ovviamente mi piace anche sensibilizzare con momenti seri, ma non programmati: tutto deve essere spontaneo, altrimenti non riesco a lasciarmi andare come si deve.

– Qual è secondo te l’importanza di portare in scena una rappresentazione come questa nei teatri della provincia e dell’Appennino, dove forse la cultura teatrale tende ad attecchire con maggior difficoltà, se non riguarda tematiche prettamente locali?

– Ah, ma allora vuoi stuzzicarmi! Qui si che si apre un mondo! Grazie per la domanda.

Intanto, penso che il teatro stia tornando, sia pure discretamente, alla ribalta e già questo è fondamentale.

Il palcoscenico permette di stare a contatto con uno spettacolo vero, con il “buona la prima”, cosa che non si avverte in ciò che ci fanno vedere in televisione, che fa perdere il contatto con la realtà e ancor peggio con la condivisione.

I teatri sono come i locali e giustamente devono proporre prodotti che attirino gente, quindi si tende ad affidarsi ad organizzazioni locali che assicurano la partecipazione del pubblico. Diverso è se c’è di mezzo un personaggio conosciuto che attira la curiosità, sperando non deluda le attese. La televisione aiuta moltissimo ad arrivare al grande pubblico, ma gli altri? Allora auguro lunga vita ai comuni e Pro-Loco, che decidono di investire sui propri artisti e su quelli esterni. Ad esempio la Pro-Loco di Marzabotto, nello specifico Domenico Muraca, ha creduto nel mio personaggio e li ringrazio.

– Personalmente, ti reputi un artista? Credi che questo termine sia troppo abusato o possiamo essere fondamentalmente tutti artisti, se lo vogliamo e ci crediamo veramente?

– Mi reputo un artista che si fa continuamente contaminare dagli artisti che incontro nella vita di tutti i giorni, al bar o all’ufficio postale. Vero è che c’è chi persevera e riesce a creare qualcosa di più intorno alla propria arte, facendone un mestiere. Difficilissimo, ma anche estremamente fantastico!

– Parlaci un po’ del progetto Erro’s Band e della tua passione per il rock.

– Gli Erro’s… mi vengono i brividi! Sono stati due anni fantastici.

Band di brani inediti assemblata con musicisti che ho incontrato nel mio percorso dell’associazione musicale, un po’ come un allenatore di calcio che cerca di fare la formazione migliore prendendo i giocatori da altre squadre. È stato molto bello, perché abbiamo suonato tanto e  in varie situazioni.

Abbiamo chiuso l’anno scorso a novembre con uno spettacolo bellissimo al teatro Tivoli di Bologna. Uno spettacolo incentrato sulle canzoni che ho scritto insieme ai musicisti.  Mi è servito molto anche questo per arrivare a fare quello che faccio. Ma tutto torna, adesso ognuno fa la sua strada ed è giusto così, anche se è un attimo rincontrarsi. Magari l’anno prossimo li porto al teatro di Marzabotto! Rock italiano e divertimento assicurato!

– In una frase, prova a convincere i lettori a venire a vedere Non voglio diventare grande.

– Vi invito a tornare bambini per una sera. Divertiamoci insieme.

 

Divertimento, dunque. Ma anche sorprese, storie e interazione con i ragazzi del gruppo di Teatra’ndo Vai Junior di Marzabotto.

Ingresso ad offerta libero e il ricavato sarà inoltre destinato al reparto pediatria Gozzadini ed al fondo progetti Scuola media di Marzabotto.

Per info e prenotazioni contattare il numero 3402881281

Foto da Facebook

 

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