MONZUNO: Il Comune raccontato col linguaggio dei fumetti

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La mostra rimarrà aperta fino al 27 luglio

 

 

 

Ancora una volta Monzuno si conferma terra d’elezione per chi studia: dopo i progetti degli studenti di architettura di Ferrara, stavolta infatti la comunità monzunese accoglie le opere degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Gli allievi del professor Mario Rivelli, infatti, hanno partecipato al concorso “Raccontare l’Appennino” organizzato dal Comune di Monzuno che li ha invitati a raccontare la montagna bolognese con il linguaggio a loro più consono, quello del fumetto e dell’illustrazione. Grazie al coordinamento di Letizia Rostagno, infatti, una delegazione di studenti ha potuto visitare Monzuno, sotto la guida (nel vero senso della parola, come uno dei fumetti racconta) del vicesindaco Ermanno Pavesi. I risultati di tale progetto sono stati valutati da una giuria composta dallo stesso Pavesi e dagli artisti Davide Fabbri e Davide Bonazzi, e sono attualmente visibili fino alla fine di luglio presso la Sala Ivo Teglia di Emilbanca, che ha contribuito a sponsorizzare l’iniziativa.

I lavori degli studenti saranno in mostra a novembre presso la sede di via Mazzini a Emilbanca dopo di che rimarrano al Comune di Monzuno che li custodirà per ripresentarli al pubblico in altre forme da definire.

I lavori premiati sono stati:

  • “Cammina, cammina” di Simone Pace, che colpisce per un segno grafico molto originale nel raccontare la guerra di liberazione che in queste zone visse alcuni degli episodi più drammatici. La giuria ha apprezzato compiutezza dello stile, la padronanza dei mezzi tecnici e l’efficacia della sintesi narrativa.
  • Un segno” di Martina Tonello, breve e poetico racconto che sintetizza in poche immagini la capacità dell’Appennino di lasciare un segno. La giuria ne ha sottolineato il ritmo narrativo, la composizione e l’immediatezza del messaggio
  • “Appennino is not dead” di Irene Coletto, che ha sintetizzato in maniera brillante la volontà e la tenacia degli amministratori dell’Appennino di valorizzare la propria terra al di là di certi luoghi comuni che la vorrebberro periferia della periferia della città. In questo caso i giurati hanno apprezzato la bella sintesi di segno e la chiave ironica con cui ha affrontato il tema.

 

Al di là dei premiati, colpisce la sensibilità dei giovani artisti che hanno saputo interpretare Monzuno in chiave ore storica, ora fantascientifica, ora noir, sottolineando sempre e comunque la personalità forte dei luoghi.

 

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