Appennino: Strada ferrata e territorio, le basi da cui ripartire

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I due argomenti approfonditi da  ViviAppennino

 

Ferrovia Porrettana dei desideri

Un’opera di enorme portata ingegneristica, con ben 47 gallerie e 35 ponti e viadotti, per una lunghezza totale di 99 chilometri, questa è la Ferrovia Porrettana. Aperta tra il 1862 e 1864, era il primo collegamento tra la Toscana e l’Emilia-Romagna che scavalcava interamente la dorsale appenninica collegando Bologna a Pistoia. A metà del ‘800 cominciò la realizzazione dell’intera opera che venne costruita in poco più di dieci anni. Durante la prima guerra mondiale raggiunse la maggiore intensità di traffico, con 70 treni nelle 24 ore; mentre durante la seconda guerra mondiale, nel corso della ritirata dalla Linea Gotica, furono distrutte sistematicamente le opere d’arte, i fabbricati e tutto quello che poteva essere utile al nemico. Tra Bologna e Pracchia furono fatti saltare 29 ponti, 8 gallerie, 10 stazioni, 45 case cantoniere, 52 km di binario. Si ricorse anche allo scontro di due locomotive cariche di esplosivo in piena galleria. La ricostruzione avvenne a tempo di record e nel giro di qualche anno vennero riattivate linea ed impianti. Oggi, nel 2014, un evento franoso che ha interessato un breve tratto di ferrovia nel versante toscano, ha interrotto la corsa dei treni, e non si ha alcuna certezza sui tempi di ripristino e di riapertura della circolazione. Questa è l’evoluzione della politica dei nostri territori e l’interesse per la nostra montagna? Per il momento funziona, tra soppressioni e ritardi, la tratta Bologna – Porretta Terme, impiegando circa un’ora e un quarto a percorrere 60 chilometri. Con la nascita della Città Metropolitana dovremmo presentare una serie di progetti volti a valorizzare la linea ferroviaria: prima di tutto un collegamento metropolitano, dedicato a coloro che lavorano, permettendo ai pendolari di raggiungere Bologna, almeno negli orari di punta, in meno di un ora. Potremmo così incentivare anche numerosi lavoratori a scegliere di vivere, a costi più contenuti, nella tranquillità dell’Appennino. Inoltre se da Porretta Terme si potesse raggiungere in poco più di un’ora la fiera o l’aeroporto, anche chi si muove per affari sceglierebbe lo spostamento con il treno. Allo stesso tempo potremmo promuovere di più la ferrovia come itinerario turistico nel weekend, attrezzando carrozze per il carico di biciclette, moto e bagagli e proponendo periodicamente il treno storico a vapore. Lungo la ferrovia c’è la storia dei nostri territori, valorizziamola.

Uno sviluppo territoriale da ricostruire

Appennino dei sogni, oggi solo un bel ricordo. Da un lato continuiamo ad assistere alla riduzione di numerosi posti di lavoro e alla delocalizzazione di alcuni siti industriali; dall’altro il settore turistico è in caduta libera. Una situazione che obbliga a far riflettere i principali attori del territorio affinchè al più presto si possa individuare la strada giusta per garantire un futuro a queste vallate. Sono lontani i tempi d’oro con migliaia di dipendenti alla Saeco e alla Demm; oggi potremmo considerare più semplice la sfida del rilancio turistico del territorio, dipende esclusivamente da noi e dal nostro impegno. Se in passato Porretta e l’Appennino sono stati mete turistiche di grande rilievo nazionale è dovuto soprattutto alle convenzioni e alle agevolazioni mutualistiche sanitarie relative alle cure termali, ed alle piste sciistiche del Corno alle Scale portate alla ribalta dal campione Alberto Tomba. Adesso è indispensabile individuare un nuovo prodotto turistico capace di portare nuovi flussi sul territorio e di dare nuove opportunità occupazionali. Scioperi della fame e grandi proteste non risolvono i problemi, sono esclusivamente slogan elettorali; servono nuove idee e concretezza. Prendendo esempio dall’aneddoto del miracolo di Maometto,”Se la montagna non viene a Maometto, Maometto viene alla montagna”, noi non possiamo aspettare che siano altri a risolvere i nostri problemi, ma dobbiamo unire le forze ed intervenire seriamente laddove le cose non procedono trovando le giuste soluzioni. In primis gli eventi, continuare a promuovere mercati e sagre paesane non porta ad un nuovo indotto turistico, anche se contribuiscono a creare un valore aggiunto per chi già si trova in Appennino. Partendo dalle basi e definendo prima di tutto un calendario di eventi turistici, che induca al pernottamento di almeno una notte, potremmo presentarci a fiere di settore, a riviste specializzate ed in generale ai mezzi di comunicazione con un prodotto certamente più competitivo. Porretta Soul Festival è il punto di riferimento, un evento turistico adeguatamente promosso sia a livello nazionale che internazionale.

 

Enrico Della Torre

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