MARCO MASETTI, Ct azzurro della Pistola: il bolognese che ha guidato Tesconi all’argento

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MASETTI e TESCONI

“Luca è un purosangue, non puoi frenarlo. I talenti? Difficile cercarli nelle scuole ma ci proviamo. A Vergato stanno facendo un grande lavoro”

di Marco Tarozzi

Il Reno lo sfiora e lo sente nell’aria. Marco Masetti, Ct della Nazionale italiana di Pistola, abita a poco più di due chilometri dal nostro fiume, a Zola Predosa. Ma lo risale spesso quando punta verso Vergato, dove è attivo uno degli impianti di tiro a segno più importanti della regione, e non solo.
E’ stato un ottimo tiratore, capace di vincere cinque titoli italiani assoluti in carriera. E poi è passato dall’altra parte. A coltivare talenti, a instradarli, aiutandoli a non smarrirsi. Una decina di giorni fa ha risalito il grande fiume fermandosi a Sasso, per una serata di festa al Panathlon Valle del Reno, insieme a uno dei suoi campioni, quel Luca Tesconi, cuore e animo toscano, che ha regalato all’Italia la prima gioia olimpica a Londra, vincendo il giorno dopo l’apertura dei giochi la medaglia d’argento nella Pistola ad aria compressa 10 metri.
Ci credevano in pochi al ragazzo di Pietrasanta, alla vigilia della gara olimpica. Perché quando c’era da parlare del suo indubbio talento, saltava sempre fuori la faccenda degli alti e bassi, una costante della sua carriera fin lì. Ci credeva, però, Marco Masetti. Che sapeva cosa attendersi da uno come Luca.

“E’ sempre così. Quando parlo di lui so qual è il suo valore. Ha una grande forza: sa farsi scivolare le cose intorno. Mi hanno chiesto cosa c’è di mio nel suo argento olimpico e ho solo una risposta: poco. Siamo due caratteri diversi, lui è estroverso, ma ha una classe unica. Quando lo fai partire, non puoi più frenarlo. Devi lasciarlo correre, come si fa con i purosangue. Quando ne hai chiaro il talento, devi riuscire a sfruttarlo al meglio. Ecco, se ho un merito credo sia soprattutto questo: aver capito come approcciarsi a Luca”.

Ci sono stati momenti della preparazione in cui Masetti, con la sua esperienza, aveva già intuito l’epilogo della gara di Londra.

“Alle Olimpiadi, in qualificazione Luca ha fatto 584 punti. In  quel momento era quinto in classifica. Bene, io spesso in allenamento faccio tirare i miei atleti in condizioni di equilibrio precario. Con appoggi approssimativi, magari scalzi. E in quelle condizioni lui era l’unico ad arrivare a 580… Certo, lui ha sempre bisogno di cose diverse. Esercizi mai monotoni, che lo divertano. E’ un campione così: se non si diverte, non rende. Ma per dire quanto vale, basti pensare che con le nuove regole, ufficializzate dopo Londra, avrebbe vinto la medaglia d’oro. Perché ora nella fase finale si azzerano i punteggi delle qualificazioni, e alle Olimpiadi nella fase finale lui è stato il migliore risalendo dalla quinta alla seconda posizione”.

Tesconi non è solo, ovviamente. C’è una squadra da far crescere, dentro una realtà in cui Masetti si muove da tempo, e che dunque conosce meglio di chiunque altro.

“Mi sento libero di fare il mio lavoro. Come in ogni disciplina, c’è una classe dirigente sportiva che dà ovviamente direttive, ma scelta la linea politica, se nascono problemi ce li risolviamo tra noi all’interno del nostro gruppo. L’etica sappiamo rispettarla, anche quando i punti di vista divergono, come può capitare. Il gruppo, poi, è costruito bene. Il nostro preparatore atletico, Finardi, ha le idee chiare: è uno di quelli che pensano che se l’allenamento non ti crea qualche difficoltà, non è allenamento… lavora su tutto ciò che può aiutare a dare “disequilibrio”, per rafforzare il senso di equilibrio nel momento della gara. Per questa disciplina è una chiave di lettura importante. Stiamo facendo anche un ottimo lavoro con Claudio Robazza, lo psicologo che ci segue. Insomma, al di là della medaglia, credo si stia camminando sulla strada giusta”.

Una medaglia come quella di Tesconi aiuta a fare proseliti. E questa è uno degli argomenti più importanti e delicati, per Marco Masetti.

“Dobbiamo sfruttare l’effetto Olimpiadi per dare un po’ di impulso alla nostra disciplina. Perché l’interesse intorno al nostro movimento si accende in quei periodi. Appena prima, durante, subito dopo le gare olimpiche. Dobbiamo cercare di non ricadere nell’oblìo. Io sto cercando di portare avanti un progetto di ricerca del talento. Stiamo cercando di lavorare con le scuole. Ma il tiro a segno è una disciplina particolare. Oltre che uno sport, la Federazione assolve a un ruolo di Ente pubblico, è il luogo istituzionale nel quale ci si può addestrare all’uso delle armi. E diventa faticoso interfacciarsi con gli istituti scolastici. I ragazzi hanno genitori, che leggono i giornali e la tv, e certe notizie li mettono ovviamente in allarme. E’ complicato far capire che noi usiamo armi a basso profilo offensivo, lo è ancora di più entrare nelle scuole”.

In questo senso, spiega Masetti, a Vergato stanno facendo un lavoro encomiabile.

“A Bologna e Vergato abbiamo un paio di impianti che sono tra i migliori d’Italia. Quassù i responsabili dell’impianto sono stati bravi a trovare una sintonia con l’amministrazione e a far capire che il tiro a segno non è uno sport da mettere al bando, ma può insegnare molto ai giovani. Disciplina, equilibrio padronanza di sé. Sì, a Vergato stanno facendo un buon lavoro. Spero possano goderne i frutti come meritano”.

Nelle foto: in apertura di servizio, la gioia di Luca Tesconi e Marco Masetti appena il toscano ha conquistato l’argento olimpico di Londra. Sotto, Masetti con Jessica Rossi

MASETI e ROSSI

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