Sciare in Appennino: un commento ai commenti

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foto bolognaBO

Causa il blocco delle attività sciatorie, alcune persone hanno espresso le loro opinioni in merito. Commento i vari interventi, se ho sbagliato, gli interessati mi correggano.
Parto subito da quello di Sergio Polmonari Sindaco di Lizzano in Belvedere. Il Sindaco parla dello sci quale “perno dell’economia” del Belvedere. Ho molti dubbi in merito a tale definizione. Diciamo, più esattamente che l’unico comparto ove si sono riversati soldi in continuità con ritorni piuttosto dubbi nel rapporto investimenti/ricavi. Qualsiasi altra attività agente sul territorio è stata lasciata perdere focalizzando tutto sullo sci. Qualcuno ha evidenziato che è una attività in recessione, che la crisi climatica ha dimezzato i giorni di attività, tra l’altro possibile sono con i cannoni sparaneve. Per varie ragioni l’indotto è a livelli estremamente modesti. Quindi sarebbe opportuno rivedere TUTTA la politica turistica del Belvedere cercando di utilizzare anche altri “perni” che oggi vanno per la maggiore. Avendo anche lavorato in campagna, posso garantire che un carro, di quelli tirati dai buoi, necessita di almeno 4 perni, non di uno. Fidiamoci dall’antica tradizione contadina !
Il sig. Piero Degli Antoni (antecedenti “zingari” di Monteacuto ?) parla di ciò che si prova praticando detta disciplina, lo sci, a contatto della montagna, penso, innevata. Mi trova totalmente d’accordo con tale sommatoria di sensazioni. E’ quello che Giorgio Gaidola, su Montagne 360 del CAI, ha definito “Sky spirit”. Lo sci quale strumento per con-vivere la montagna coperta di neve e che ti consente di “girovagare” scendendo lungo i suoi declivi. Queste sensazioni le ho provate dal 1953, primi sci comprati a Lizzano alla ferramenta Riccioni in Piazza. Sci alpino, anche con gare anche da alpino, sci alpinismo con amici e con il carissimo cugino Paolo Miglianti. Poi qualcosa è cambiato sia nel Clima che nella società. Le montagne innevate, parlo del Corno, non si vedono più. Si fanno feste e tripudi per pochi cm quando per ricreare lo spirito di Piero Degli Antoni, ce ne vorrebbero un po’ di metri. Le piste, toboga innevati artificialmente con i dintorni marroncini della vegetazione e dei sassi, smantellano qualsiasi “Sky spirit” . Come ha asserito una persona che lavora nel comparto sciistico :”Oggi non si scia, si scende !” Lo “Sky spirit” si è pensionato !
Il commento di Enrico Barbetti dimostra una qual si voglia accettazione della pratica sciatoria alpina, piste ed impianti, se fatti “cum grano salis”. Resta comunque il grave problema dei luoghi di assembramento : rifugi, partenze, parcheggi ed altro. In un ambiente quale la montagna è difficile pianificare tutto. Sei in quota, con la figlia di 8-10 anni, si alza una “buriana” di vento freddo e sei vicino ad un rifugio, spesso un edificio di pochi m2, e vi sono altre persone, che fai ? Decidi di scendere forzatamente a valle trascinandoti la bambina ? Possono succedere incidenti che richiedono comportamenti particolari, con questa epidemia. Si pensi solo al blocco di seggiovie e funivie ! Chi l’ha provato so di che cosa parlo. Enrico Barbetti mi trova totalmente concorde sul fatto che la montagna offra opportunità alternative allo sci, anche in contemporanea con la stagione invernale. Ad onor del vero, il sig. Barbetti deve riconoscere che nel comprensorio del Corno alle Scale, negli ultimi 35 anni, sulle opportunità alternative si è fatto molto poco se non NIENTE.
Il commento di Viviana Ponchia è focalizzato sul fatto che la montagna, anche invernale, offre un’infinità di occasioni e di opportunità, per godersi l’ambiente, che vanno praticate e fatte conoscere. La signora Viviana si dimentica però di un particolare, cioè che dietro al mondo sciatorio, un po’ nascosto, vive e prolifera un ambiente economico dipendente dagli appalti pubblici. I “montanari DOC” non lo sanno, ma quando si parla di impianti a fune, sbancamenti, ruspe, nuove strade, asfaltature, gettate di cemento armato, il tutto per “farli ricchi”, chi si arrichisce non sono loro ma qualcun altro. Certo gli impianti al Corno ci sono, vanno gestiti oculatamente, non si deve sperperare detto “perno”, ma non trasformarlo in una ossessione priva di logica ed in una voragine nella quale vanno riversati tutti i soldi possibili ed immaginabili. Quello che può dare, nello striminzito spazio di 10-12 WE, lo si prenda, ma ci si ricordi che un anno è formato da 365 giorni ed ogni quattro anni da 366. Sentir parlare solo di sci per tutto l’anno, assistere ad un convegno sul turismo nell’Alto Appennino Bolognese nel quale si è parlato solo di sci ed altre monotoniche dissertazioni, ha finito per creare un clima di nausea in molte persone che amano la montagna, praticano anche lo sci, ma non sopportano più questa maniacale ossessione.
In ultimo ho letto le opinioni di Elena Torri, ex sindaca di Lizzano. Concordo con quanto da lei asserito: la salute va anteposta a qualsiasi altra attività, anche a carattere ludico, quale lo sci. Certo questa pratica, lo sci, apporta un beneficio economico al comprensorio del Belvedere, ma di anno in anno sempre più modesto che, ad un attento esame economico, rende dubbiosi sul rapporto spese/benefici. E’ una opportunità da mettere nel cartello delle offerte del territorio. UNA opportunità, non L’UNICA opportunità. Sarà opportuno cogliere questa occasione della quarantena, per studiare TUTTE le opportunità produttive, turistiche e culturali che si possano utilizzare per il rilancio della zona. Per fare questo, però, necessita un serio esame critico di ciò che si è fatto e non si è fatto in 35 anni (non sono pochi) ed intraprendere un percorso a più ampio spettro per adeguare l’Alto Appennino Bolognese a quelle che sono le richieste del turismo e dell’economia del 3° millennio.
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