L’edilizia pubblica italiana

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Mi sono tornato a leggere il libro “Farneto e dintorni” di Giancarlo Fabbri. Mi sono soffermato sul capitolo “La breve vita delle due “Case Andreatta”. Questi due enormi casermoni di case popolari, furono edificati nel 1982. Fra il 2009 ed il 2013 si dovette demolirli completamente. Vi cito alcuni stralci del commento in merito dell’architetto ed urbanista bolognese Gabriele Tagliaventi :”….le “Case Andreatta” furono uno degli episodi più orrendi della storia urbanistica italiana ed un perfetto esempio di come un’intenzione lodevole, costruire case popolari, si trasformi in un disastro ambientale, sociale ed economico…”. A parte il fatto che quando pioveva l’acqua entrava a fiotti nelle abitazioni, pavimenti di linoleum nei quali si conficcavano i piedi dei mobili, finestre che erano uno spiffero continuo, impianti elettrici e caldaie inefficienti, pareti interne di cartongesso di pessima resistenza, nullo isolamento acustico e via di quel passo. Si dovette giungere alla loro demolizione. Leggete attentamente perché ciò che è successo rende evidente come l’italica burocrazia riesca a mettere i bastoni tra le ruote ad amministratori decisi a risolvere i problemi abitativi dei propri amministrati, specialmente di quelli delle classi più disagiate e povere. Detta lettura mi ha fatto ritornare alla memoria cosa mi era successo a metà degli anni 90 del secolo scorso. Ero iscritto ad un corso di pratica e cultura artistica che si teneva in una scuola. Meglio stare nel vago al fine di evitare le solite denunce per diffamazione di cui sono specialisti i nostri politici. Dopo un po’ dovemmo sospendere il corso e trasferirci altrove. Pezzi del soffitto o tetto che dir si voglia, stavano collassando e non era né gradevole né sicuro operare in quelle condizioni. Qualcuno potrebbe pensare che detta scuola fosse stata edificata al tempo di Cavour o durante la prima Guerra Mondiale. Niente affatto, aveva tra i 20 ed i 25 anni. Stante il fatto che questi frequenti cedimenti, anche con morti, avvengono abbastanza spesso e riguardano opere pubbliche costruite negli ultimi 60-70 anni con un picco post anni 1970 , qualcuno ha proposto di porre delle targhe su tali opere con stampato a lettere cubitali la data di scadenza, come sulle mozzarelle. Vi è una osservazione di tipo economico che riguarda la manutenzione. Se la manutenzione costa, facciamo l’ipotesi, ½ milione ogni due anni, nello spazio di 50 si sono spesi 12,5 milioni ed il manufatto è ancora in piedi e funzionale. Se invece si opta per non fare alcuna manutenzione, dopo 20 anni detta opera crolla. A parte gli eventuali morti, aspetto marginale, è che la ricostruzione viene a costare 50 milioni. Avete capito che giro di soldi si innesca. In 20 anni si sono risparmiati 5 milioni e si è iniziato un giro di altri 50. “Cui prodest ?” dicevano i nostri antecedenti romani che costruivano ponti che sono ancora in piedi e funzionali. Vi faccio un confronto con coloro che possiedono una casa. Se dal tetto iniziano delle infiltrazioni quando piove, si chiama un muratore, si sostituiscono tegole rotte ed un pezzo di guaina e con alcune centinaia di € si mette a posto tutto . Così per la sistemazione di un comignolo o di un pluviale ed altro. Quando vi è un inconveniente, il buon padre di famiglia, come si dice, interviene subito e con modesta spesa mantiene in perfette condizioni il suo capitale-casa. Se costui si disinteressasse totalmente, nello spazio di non molti anni la casa diverrebbe un cumulo di macerie. La ricostruzione avrebbe costi elevatissimi rispetto alle spese di una costante manutenzione. Ma qui siamo nel privato, nell’opera pubblica, visto che chi paga è il contribuente, spesso “conviene” più lasciare andare in malora tutto e spendere una barca di soldi per rifare da capo. Ritorniamo al libro di Giancarlo Fabbri che contiene ben altri articoli di contenuto storico, ambientale, sociale e di intrattenimento ed escursionismo.  Un volume ben fatto con argomenti che gravitano su di una zona vicina a Bologna ricca di emergenze ambientali, si pensi alle grotte nei gessi; architettoniche , ville e chiese ed altro. Un libro che con la modica spesa di € 13 porta a conoscere una parte del nostro territorio.

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