E’ questo il titolo di un libro di Maurizio Garuti edito nel 2007 . Tratta di storie di pianura e di montagna fra il Reno e il Panaro nel comprensorio di bonifica Reno Palata . Vi sono diverse foto delle alluvioni succedutesi negli anni, sino a tempi abbastanza recenti, nelle zone in questione con argini sfondati, tracimazioni, pianure allagate con acqua melmosa sino al secondo piano e via di questo passo. Nel leggere i testi balza subito agli occhi come si sia lasciato estrarre ghiaie e sabbie dai letti fluviali a ruota libera per decenni compromettendo l’assetto di fiumi e loro affluenti e creando i presupposti per frane, crolli ed altro di infausto. Basta leggere l’artico a firma di Luigi Morselli “Un canale del Medio Evo” per capire quale dissesto si sia provocato negli alvei fluviali e, qui, nello specifico, al Panaro compromettendo l’irrigazione di ampie zone agricole dovute al canal Torbido legato alle acque di detto fiume. Se ne evince che il mondo politico ha sempre avuto una particolare idiosincrasia nel rivolgersi al mondo scientifico e seguire i dettami di una corretta gestione idrogeologica dei sistemi fluviali. Ha sempre prestato l’orecchio alle indicazioni del Dio Pluto, il dio greco del danaro o del potere economico. Per avere maggior lumi sul rapporto Politica-ambiente è molto istruttivo leggere quanto scritto da Giorgio Sirgi nel suo articolo “E ci scipparono il nostro Consorzio” . Si parla della unificazione voluta dalla Regione Emilia-Romagna dei Consorzi di Montagna con quelli della pianura. A suo giudizio si trattava di una proposta insensata e lo dice da essere stato anche sindaco di Castel di Casio e Camugnano e vicesindaco in altri comuni della montagna. Riporto integralmente quanto scritto da Giorgio Sirgi :”I due consorzi erano diversi negli scopi, nelle attività, nelle caratteristiche geo-morfologiche del territorio, nei rapporti con le amministrazioni locali. Che c’entravano le bonifiche delle paludi e i canali di irrigazione con le briglie nei torrenti, con le frane, con le stalle, col rimboschimento ? Una risposta a questa domanda non veniva data . Si diceva che l’operazione rientrava nella costruzione di un sistema di governo “di larghe intese”, basato sull’accordo fra le forze di maggioranza con quelle di minoranza, vale a dire fra Pci, Dc, Psi e le altre forze minori del cosiddetto arco costituzionale. Insomma una direttiva puramente “politica” che ridisegnava dall’alto il potere negli enti pubblici territoriali come i consorzi.” A questo punto è facile capire perché le zone montane, dal 1988, siano lasciate al loro rio destino con le sole eccezioni delle zone ove impostare grandi appalti, vedi zona del Corno alle Scale dove sembra che l’unica possibilità di lavoro sia nelle seggiovie con relativi cannoni sparaneve e pratica sciatoria . Che poi detto comune sia precipitato, per reddito, dal top ai bassifondi con cancellazione di qual si voglia utilizzo del proprio patrimonio culturale, storico e ambientale, ciò non interessa. Da qui si comprende anche perché il mondo politico sia così restio a parlare di Crisi Climatica, non rende in termini di appalti. Non è d’altronde casuale che mai gli enti pubblici si siano, in tutta Italia, dedicati alla costruzione di impianti per gli sport invernali come nell’ultimo ventennio. E questo malgrado la forte contrazione delle precipitazioni nevose, dell’innalzamento termico, della riduzione del popolo degli sciatori, dell’aumento del costo per praticare tale attività. Insomma un settore in notevole affanno e con la prospettiva, in pochi decenni, di essere, in molti luoghi, al capolinea. Dalla impostazione “politica” evidenziata da Giorgio Sirgi, si capisce, di conseguenza, come il comparto montano, con le problematiche legate al recupero idrogeologico di ampie zone agricole abbandonate, aree soggette a frane, mancata gestione degli alvei fluviali sia un argomento totalmente secondario. Ovvio che, in pianura, questa disattenzione delle zone alte, si traduce in alluvioni con danni e morti. Facendo dell’ironia, bisognerebbe spiegare a tale mondo politico che l’acqua va alla bassa. Ma non credo che serva a molto, sono altri gli interessi che muovono tale mondo. Di certo, però, utilizzando la nutrita serie di foto di alluvioni e disastri idrogeologici presenti in tale libro, si potrebbero utilizzare dette immagini per le ricorrenti alluvioni di oggi. Un notevole risparmio economico e di tempo. Tanto l’acqua fangosa, le case allagate, gli argini sfondati, gli animali morti annegati sono poi sempre simili allora come oggi.

