Siamo alle solite

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Cammini da farsi in Emilia Romagna . Per quanto concerne il Belvedere, ovvero il Comune di Lizzano in Belvedere, sembra che a parte l’escursione alle cascate DELLA Dardagna e non del Dardagna non esista altro . E’ vero che si parte dal Santuario di Madonna dell’Acero , ben noto sin dal 1300 e, forse, edificato sopra una preesistente base di appoggio sia per chi doveva recarsi in Etruria (Toscana) e sia per chi proveniva da dette zone, vista la presenza di due valichi e della toponomastica latina . Ma a questo punto c’è da chiedersi :” Ma cosa fa l’Ente Parco del Corno alle cale per valorizzare l’enorme capitale storico-culturale ed ambientale che ha in mano ?” Accenno qui solo ad alcuni di queste perle che potrebbero essere meta di visitatori, escursionisti e curiosi . Ripristino dell’antico tragitto che da Porchia (il passaggio) sale alla dx idrografica del Rio Baricello (la zona era denominata La Faùsta ) per giungere al Mulin d’La Squaja e poi sia al Santuario della Madonna del Faggio o all’antico paese-fortezza di Monteacuto delle Alpi documentato lungamente nel Medioevo e patria del giurista e cavaliere Templare Pietro da Monteacuto . Per chi ama camminare potrebbe giungere al valico di Porta Franca al confine con la Toscana . Che fosse un tragitto frequentato anche nell’antichità è confermato dal ritrovamento, in passato, di punte di freccia di selce databili ad oltre 5.000 anni fa . La visita di detto paese merita da solo un viaggio . Risistemare la mulattiera che da Monteacuto scende al Pianaccio, paese natale di Enzo Biagi e del Beato Giovanni Fornasini con un nucleo di case-fortezza ascrivibile al 1200 e rifugio di cavalieri Templari attorno al 1310 . Il tragitto potrebbe essere effettuato si in un verso che nell’altro . Faccio presente che nei due paesi vi sono ristoranti e luoghi ove pernottare. Altra perla storica : il tragitto dal ponte di Rio Rì alla piana dei Bagnadori ove sono state trovati manufatti di selce del Mesolitico certificando la assidua frequentazione di tali zone da parecchie migliaia di anni . Da tale sito si può arrivare tranquillamente con comoda mulattiera anche a Madonna dell’Acero oppure, lungo la strada forestale alla Segavecchia ove è possibile ammirare l’enorme deposito morenico dei ghiacciai del Wurmiani del Corno scomparsi 10.000 anni fa lasciando in eredità : cascate, marmitte dei giganti e massi erratici . Ho accennato a poche cose che potrebbero fungere da richiamo turistico e di apporto economico ai residenti . Ma per ottenere questi risultati bisogna conoscere la storia anche geologica dei posti, le varie emergenze culturali e adoperarsi per migliorare la viabilità, sistemando antichi percorsi pubblicizzando tali emergenze . Non mi sembra che, sino ad oggi, ci si sia adoperati fattivamente in tale senso . Si fa un gran parlare del ripopolamento dei nostri borghi e paesi montani, ma, a parte tante chiacchiere, nel pratico, anche per fare conoscere cosa possono offrire queste zone, si è fatto poco o nulla . E’ compito, a mio avviso, degli enti e pubbliche istituzioni adoperarsi fattivamente in questa direzione dal momento che dovrebbero, è sempre una mia opinione, avere quale obiettivo primario la valorizzazione del patrimonio storico-culturale ed ambientale che è posto nelle loro mani .