Ho letto or ora , nell’ultimo numero de “le Scienze” quello del mese di Agosto, un interessantissimo lavoro intitolato “Le strade perdute dell’Impero” . Si tratta di una ricerca approfondita sulla rete viaria dell’Impero Romano . E così si è passati da circa 110.000 Km ad oltre 300.000 Km ed ancora vi è da scoprire o da rendere noto . Si pensi ai tragitti in zone montagnose che hanno rivelato mulattiere o ampi sentieri che, con continui tornanti, salivano ai valichi montani evitando così lunghi peripli a quote più basse ma, che in determinate stagioni oppure con particolari trasporti someggiati, potevano essere fatti in assai meno tempo . Ciò che certifica la presenza di queste antiche vie di comunicazione è di varia natura : lastricati, dimensioni delle mulattiere, toponomastica , presenza di antichi insediamenti, anche modestissimi ed altro . Oggi questo enorme patrimonio storico e culturale funge da potente richiamo per una quota del turismo che, in aggiunta alla valorizzazione ambientale, raggiunge il 48% del flusso turistico italiano ed è in sensibile aumento . Proiettiamoci sull’Alto Appennino Bolognese, focalizziamoci sul comprensorio del Comune di Lizzano in Belvedere . Anni fa, Paola Foschi ed altri scoprirono e seguirono un’antica strada chiamata Piccola Cassia o Cassiola che, partendo da Nonantola raggiungeva Santa Lucia sul crinale appenninico e poi Gaggio Montano . E’ mia opinione che detta via si congiungesse con altre provenienti dal pre-appennino bolognese , vedi Calderino ed altri siti, per seguire il crinale appenninico . Giova ricordare che le vie di crinale, in quote non altissime, sono sempre state preferite per il trasporto someggiato o per lo spostamento di truppe . Le ragioni sono molteplici : innanzitutto non necessitano di opere per l’attraversamento dei corsi d’acqua essendo questi di modesta entità, molte volte la neve se ne via prima, i tragitti risultano, spesso, assai più brevi che viaggiando sul fondo valle e, cosa non trascurabile in determinati contesti, è più difficile essere aggrediti da nemici o male intenzionati essendo quasi sempre in zone sommitali . Ritorniamo alla nostra Via Cassiola . Giunta al Valico De La Masera , tra Gaggio e Lizzano in Belvedere, sarebbe stato logico che questa antica percorrenza seguisse lungo zone con toponomastica antichissima in detto comune di Lizzano . Diciamo che una compartecipazione a questo lavoro di ricerca e valorizzazione sarebbe stato indispensabile . Così non fu e detta Cassiola fu indirizzata verso Fanano ed altri lidi per poi attraversare il crinale appenninico al Valico della Doganaccia . Insomma un su e giù di parecchi chilometri in più del percorso più logico . Ritorniamo al Valico De La Masera , poco oltre, verso Lizzano e seguendo una antichissima via, troviamo Camprenna un sito dall’inconfondibile toponomastica etrusca , poi Sasso noto sin dal tempo di Astolfo , quindi, attraversando vari luoghi storici, si giunge a Lizzano , luogo storicamente ben noto . Quindi si giunge a Casale dove verso la fine del 1800 , nei pressi della sorgente, furono trovati idoli etruschi . Da lì si attraversa La Sela (il torrente Silla) a Porchia = il Passaggio e poi si arriva a Monteacuto e seguendo il crinale , ove anni fa furono rinvenute punte di freccia del neolitico, si giunge al valico di Porta Franca per poi scendere in Toscana o, meglio in Etruria . Detto valico si trova ad Est di una cima denominata Monte Gennaio . Detto appellativo è di origine romana , significa Mons Januarius ovvero Monte delle Porte ( Janua è il termine per Passo anche in sardo si chiama Genna un valico ) . Ad ovest vi è il Passo del Cancellino . Detto Monte Gennaio è visibile persino da Pisa , antico porto etrusco, poi romano e poi medioevale e rinascimentale . Per chi si volesse dilettare di vedere detto Monte Gennaio, può andare sulle colline sopra Bologna e noterà che sarà più facile vedere la cuspide triangolare di tale punto storico di riferimento che lo stesso Corno alle Scale . Ovviamente dal Passo De La Masera vi erano altri itinerari che portavano a Vidiciatico-Bocca delle Tese – Pianaccio – Bagnadori ( selci del Mesolitico in abbondanza ) ; oppure Madonna dell’Acero, ove giungeva un’altra via della Valle Della Dardagna dal modenese, per poi passare in Etruria dai passi de Lo Strofinatoio o da quello de La Calanca ( oggi Tre Termini ) . Perché non si è agito in maniera di avere un apporto economico con modesto investimento ? Non credo che mettere a posto (pulire) queste antiche mulattiere o ampi sentieri fosse una spesa esorbitante, penso al Parco del Corno alle Scale . Una accorta pubblicità citando le percorrenze dell’uomo dell’età della pietra, gli Etruschi, i Romani, i Bizantini, i Longobardi ed altri ancora, è mia convinzione che avrebbe portato un certo flusso turistico nell’intero comprensorio valorizzando antichi paesi aventi un considerevole patrimonio storico ed ambientale con una ricaduta economica da non sottovalutare . Perché non si è fatto NULLA ? Ai lettori la spiegazione, io potrei averla ma non vorrei giungere a certe considerazioni .

