ALTO RENO TERME: Terme, Madonna del Ponte e “Castagneto parlante”

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E’ un periodo intenso per il comune di Alto Reno Terme che lo vede protagonista di alcuni eventi epocali volti a un forte rilancio di ciò che ad esso appartiene.

Già da oltre un anno continuano le operazioni di acquisto e progettualità del Gruppo Monti Salute Più del Dott. Antonio Monti, per quanto riguarda le strutture termali. Un progetto all’avanguardia per far sì che le Terme di Porretta possano tornare al loro antico e secolare splendore. Una speranza per un grande progetto, che già da questa estate, è entrato con determinazione, dopo decenni, aprendo il bellissimo e verde parco delle Najadi e dove gli organizzatori hanno regalato ogni giorno tanti eventi di cultura, musica, spettacolo ad un pubblico sempre  più attento e interessato.

E nello scorso fine settimana, sabato 8 ottobre, dopo la grande celebrazione del 30 settembre sulla proclamazione della Madonna del Ponte Patrona del Basket Italiano, in un caldo tepore ottobrino, il comune è stato interessato al riconoscimento, da parte del Ministero della Transizione Ecologica con il Ministero delle Politiche Agricole, del Castagneto Didattico Sperimentale di Varano, nel territorio dell’ex comune di Granaglione, quale Centro di Biodiversità che rientra fra gli otto esistenti su territorio italiano.

Il taglio del nastro, all’ingresso del parco, è avvenuto alla presenza del Sindaco Giuseppe Nanni, pioniere di questa rivalutazione del castagno di Granaglione, già dal 1992, quando si fondò il Consorzio Castanicoltori Volontari di Granaglione, di Paolo Beghelli, presidente della Fondazione Carisbo e Giorgio Cantelli Forti, presidente Accademia Nazionale dell’Agricoltura. Erano presenti anche i consiglieri Luisa Macario, Magnani Matteo, Antonelli Emanuela, i Carabinieri Forestali, Luca Boschi,  altre autorità e numerosi cittadini.

Il sindaco Nanni e a seguire le altre autorità, hanno parlato di questo grande progetto che va avanti da decenni ed è sicuramente una ricchezza per il territorio, che può crescere ancora con la collaborazione di tutti, perché è nell’ambiente che bisogna trovare nuove risorse. “Ma la castagna, non è solo cibo sulla nostra tavola, è studiata anche nel campo della cosmetica e nella medicina” spiega Giorgio Cantelli Forti presidente dell’Accademia sopra citata.

Non poteva mancare un brindisi augurale, mentre le castagne, incuranti della presenza umana, cadevano scroscianti fra i presenti.

Al termine dei discorsi delle autorità, alcuni esperti come il Dott. Vianello, hanno guidato i gruppi nel castagneto per delle interessanti visite guidate e alla Xiloteca che raccoglie campioni di oltre 32 tipi di legno che servono per lo studio botanico e tecnologico.

Il percorso del Castagneto Didattico è una lunga storia di oltre vent’anni, che nel tempo si è sempre distinto per questa biodiversità che vede la coltivazione di quattordici tipi di castagno da frutto e quattro da legno, molto rari su territorio nazionale, tanto che negli anni recenti la collaborazione con l’Accademia Nazionale dell’Agricoltura, ha instaurato nel parco i “castagni parlanti” e cioè dei sensori applicati ad alcuni castagni che rilevano i cambiamenti climatici e  determinano la quantità di CO2 rilasciata nell’ambiente. Un esperimento straordinario e unico, legato a una centralina meteorologica di Lecce.

Il Parco, sostenuto dalla Fondazione Carisbo, è curato egregiamente da Luca Boschi e dai suoi collaboratori e ogni anno in questo periodo autunnale, sono organizzate giornate di raccolta delle castagne e nelle quali si registra tanta partecipazione. La raccolta è destinata all’essiccazione per la farina dolce di castagne e alla lavorazione della birra, prodotti dell’Appennino che sono apprezzati sempre di più.

Forse la coltivazione intensiva di castagneti voluti da Matilde di Canossa per dare autonomia ai suoi sudditi, dopo decenni di abbandono, ha trovato, nel Parco Didattico Sperimentale del Castagno, il momento giusto e il luogo ideale per il suo riscatto.

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