ALTO RENO TERME: Festival del Cinema di Porretta Terme, garanzia di qualità

Si è appena conclusa la ventiduesima edizione della kermesse cinematografica dedicata alla Settima Arte, tra scoperte eccellenti, volti nuovi e noti del cinema italiano indipendente e mainstream, dedicando la retrospettiva al regista Roberto Andò.

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Il cinema Kursaal

 

ALTO RENO TERME. Dopo ben ventidue anni, è ormai possibile affermare con sicurezza che il Festival del Cinema di Porretta Terme diventa un’icona irrinunciabile dell’Appennino, non riservato solamente agli addetti ai lavori, ma a tutti gli appassionati che, con il loro desiderio di conoscere le opere indipendenti ed i loro protagonisti, accrescono continuamente una rassegna che guarda positivamente al futuro, tra l’impegno dei ragazzi dello staff e formule collaudate, che non deludono mai.

Nato con coraggio e dal desiderio di un energico gruppo di giovani di diffondere la cultura cinematografica nel territorio, senza trascurare però il divertimento e l’intrattenimento, il festival ha spento ventidue candeline. Un compleanno importante, confermato dalle parole di Luca Elmi, presidente dell’associazione Porretta Cinema, sempre stupito e felice del calore ricevuto da parte del pubblico e degli ospiti intervenuti anche quest’anno, dal 2 al 10 dicembre, nei giorni permeati dalle varie attività e proiezioni al cinema Kursaal, partendo da  una interessante retrospettiva incentrata sul regista e sceneggiatore siciliano Roberto Andò.

Luca Elmi al centro della foto

 

Siamo, anzi siete ancora qui, dopo ventidue anni di orgoglioso Festival. Quali le novità di quest’anno? Le difficoltà, le soddisfazioni nel portare alle persone una rassegna che si fa conoscere sempre più, anche al di fuori dei confini territoriali?

Beh, prima di tutto, è stata una soddisfazione immensa, da parte mia e di tutto lo staff, vedere un pubblico davvero impressionante affluire in sala durante le proiezioni, anche in orari mattutini e in giorni feriali. Questo ci spinge a considerare il nostro evento come qualcosa che davvero appartiene ormai all’intero appennino e non soltanto a questo comune. Gli ospiti, tra registi e attori, sono stati più di una cinquantina e abbiamo potuto proiettare anche un’anteprima nazionale, che ha emozionato il pubblico e la giuria.

Risultati che conducono sicuramente a un bilancio positivo anche per questa edizione, nonostante le difficoltà tecniche e di organizzazione che, come si può immaginare, crescono esponenzialmente anno dopo anno, ma che vengono affrontate con forza e competenza da uno staff che lavora incessantemente, spinto in primis dalla passione per il cinema e per i luoghi nei quali è nato e cresciuto.

 

Un festival che sorprende proprio per essere praticamente ideato e realizzato da non addetti ai lavori. Una passione, la loro, che ha portato all’attenzione prima ed al sostegno poi, dei più importanti enti dedicati al cinema. Un senso di aggregazione e comunità che è proprio espressione dell’idea di cinema in sé… un’arte per tutti e di tutti.

Assolutamente sì. Ricordo ancora che, all’inizio venivamo osservati in maniera un pochino “strana”. Non ostile certamente, ma era faticoso far entrare le persone all’interno dello spazio dedicato al festival, notoriamente aperto a tutti. Quest’anno abbiamo migliorato anche la sensibilizzazione della gente, che entrava anche solo per bere qualcosa assieme a noi, esprimendo magati un parere da spettatore, sentendosi più parte del quadro generale e trasmettendo anche agli organizzatori ulteriore speranza di positività per il futuro, perché non è mai stata appunto volontà nostra realizzare qualcosa che fosse a numero chiuso, ma aperto sempre più ai cittadini, in modo da svilupparsi sempre più e meglio, edizione dopo edizione.

 

Caratteristica importante del Festival di Porretta è stata l’attenzione riposta verso le scuole e il coinvolgimento dei giovanissimi nelle attività della kermesse, fra incontri e lezioni a tema. Un punto importante che porta le nuove generazioni ad avvicinarsi al cinema, in una società sempre più dominata dai social che gettano a profusione contenuti video veloci e spesso superficiali, ma soprattutto una società nella quale gli adulti nutrono poca fiducia nei giovani, per quello che riguarda il cinema e la cultura in genere. Qual è la tua opinione a riguardo?

Per quanto vedo e in base alla mia esperienza delle passate edizioni, credo ci sia ancora una forte difficoltà dei ragazzi di stare al cinema ed appassionarsi diffusamente a questa forma artistica per diverse ore. Dati e opinioni condivise anche dagli stessi insegnanti. Ciononostante, il fatto di aver ideato le attività assieme al corpo docente, creando anche una Giuria Giovani, ha fatto sì di migliorare la loro attenzione e la partecipazione generale. Prendo come esempio, la proiezione di Io Capitano, di Matteo Garrone, che ha appassionato molto i ragazzi. Questo è un ottimo indizio di come si possa davvero ottenere un buon riscontro da parte delle nuove generazioni, se stimolate nella maniera giusta e coinvolti a modo. Credo che puntare il dito sui giovani sia ormai diventata una moda…sicuramente ciclica, come si faceva anche una volta. A parer mio, però, stiamo assistendo, non dico ad una versione di tendenza, ma sicuramente ad una maggiore voglia di esserci, anche da parte dei ragazzi.

 

Radici, tradizioni e conoscenza del territorio. Aspetti del nostro paese che non sono mancate nelle opere presentate al Festival. Riflessioni e lezioni su passato e presente, che il cinema mette in scena anche per insegnare al futuro, non credi?

Sì, sicuramente. Il nostro focus ovviamente si concentra sul cinema italiano, individuando anche film poco conosciuti o poco distribuiti nelle grandi città. Opere che raccontano storie molto importanti, tra immigrazione, parità di sesso o ecologia. Tematiche che il cinema ha il dovere di affrontare. In questo, la mostra del Cinema Libero, persegue l’obiettivo di far conoscere non solo il nostro cinema, ma la storia del nostro paese, tra traguardi raggiunti e problemi ancora duramente presenti, anche fuori dai confini italiani, abbracciando appunto passato e presente, ma offrendo anche spunti di discussione per il futuro.

 

Una domanda diventata ormai quasi di rito, negli ultimi anni, specialmente dopo il Covid. Streaming e cinema: un match destinato ad avere un vincitore? Se sì, quale secondo te?

Beh… rimango della mia idea che cinema e streaming siano due cose diverse, che viaggiano su strade parallele. Chiaro è che lo streaming l’abbia fatta più da padrone, negli ultimi due anni almeno, ma le persone hanno voglia di andare… di tornare al cinema. Questo lo si vede anche da pellicole che hanno rappresentato veri e propri fenomeni, in questo senso. Mi basta citare Barbie, Oppenheimer o C’è ancora domani, della nostra Cortellesi. Film che, a mio avviso, riportano in sala anche chi al cinema non andava da anni. La verità è che tutto procede in maniera talmente veloce che è impossibile fare un pronostico, secondo me. Non credo che il cinema sparirà mai, ma sono sicuro che cambierà ancora e ancora, seguendo le correnti, la struttura della società, la richiesta e la moda del pubblico.

Lyda Patitucci

 

Un Festival quindi che va avanti ed emoziona, grazie anche alla voglia di evolversi esso stesso. Un Festival che è espressione del miglioramento della parola comunità, come dimostra l’entusiasmo alla cerimonia di premiazione, che ha visto trionfare nella quinta edizione del  Premio Elio Petri, Lyda Patitucci per il suo lungometraggio d’esordio Come pecore in mezzo ai lupi. Premi speciali sono stati assegnati a Matteo Garrone e Gian Piero Brunetta, per il significato e la ricerca presente nelle loro opere e l’importanza che le stesse hanno nel cinema.

Inoltre, in questa edizione del concorso Fuori dal Giro, il premio del pubblico è andato invece al film Anna, di Marco Amenta, mentre la giuria giovani ha decretato la vittoria di Luca Lucini, con l’opera Le mie ragazze di carta.

Luca Lucini

 

Ventidue anni, che sono il simbolo della giovinezza e della freschezza del Festival del cinema di Porretta, che ha ancora moltissimi anni avanti a sé.

 

foto Barbato

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