Dora Donarelli è un insegnante in pensione, ha sempre avuto la passione per il teatro e ha sempre curato l’attività di laboratori teatrali nella scuola, avvicinando gli studenti all’amore per il l teatro e per gli autori più importanti e significativi della nostra drammaturgia. Ha fondato nel 2000 una associazione Onlus di cultura che promuove spettacoli sempre per beneficenza. Ha diretto Ibsen, Durrenmatt, Pirandello, Garcia Lorca, e tanti altri. L’opera sulla Monca di Monza dura un’ora e mezza ed è in “mise en espace”, un particolare tipo di teatro che è la lettura scenica.

Dora Donarelli
Quest’ultima costituisce un lavoro teatrale non privo di fascino e di senso, lo scopo è di dare importanza totale all’obiettivo principale: il testo. Porta alla luce i sentimenti dei personaggi, che si evidenziano attraverso la parola e la voce dell’attore, i suoi toni, l’intensità psicologica espressa, senza scena. La lettura scenica, di cui si fanno interpreti molti famosi attori anche recentemente, (T. Servillo, S. Bergamasco, A. Boni, L. Costa, …), intende rappresentare il teatro nella sua essenza: l’attore, attraverso la lettura del testo dell’autore, interpreta i personaggi trasmettendone le emozioni. Lo stesso Toni Servillo in una sua recente intervista afferma: “portare la parola nuda al pubblico abolendo ogni spettacolarizzazione.” La sua attività teatrale in atto da tempo, continua tuttora quale attrice e direttrice della compagnia teatrale amatoriale Il Rubino, nonché curando e avviando alla attività attoriale. Con questa compagnia, insieme ai suoi attori e collaboratori ha avuto, in quasi trent’anni di attività, numerosi premi anche nazionali.

Claudio Cinti
A Porretta e in altre località della montagna bolognese Il Rubino si è già fatto conoscere per avere messo in scena recentemente “Tutto per bene” di Luigi Pirandello, e “L’Istruttoria” di Peter Weiss, riscuotendo un soddisfacente successo. La vera storia della Monaca di Monza non corrisponde storicamente alla grande creazione dello scrittore Manzoni che creò un personaggio immortale, che sollevandosi dal mondo storico entrò per sempre nell’universo letterario di ogni tempo. Di “Marianna de Leyva I segreti della Monaca di Monza” di Alba G. Avarello, scrive la stessa autrice nella sua introduzione: “Non s’aspettava, la tredicenne fanciulla, che una volta entrata nel Convento di Santa Margherita a Monza, accolta con tanta festa, non avrebbe mai più rivisto il padre e gli altri familiari: che d’allora in poi sarebbe stata abbandonata a sé stessa. Nutrita, l’avevano, di orgoglio di casta, rivestita di potere e privilegi, ma priva di amore: orfana di madre quando lei aveva solo un anno. Con questo Monologo ho cercato di entrare in sintonia con Marianna De Leyva a partire dal giorno di ingresso al Convento. Ho provato a ricostruire gli stati d’animo che hanno caratterizzato il suo rapporto con il conte Osio, con le consorelle, con le allieve, con sé stessa come madre e come figlia, con il Signore. Infine ho cercato di rappresentare la sua redenzione: l’impossibile miracolo aperto agli eroi delle fiabe e, più di rado, della vita. E’ sempre la follia dell’amore!” Lo spettacolo guida il pubblico in un percorso da cui traspaiono le diverse passioni umane, ma orientate verso un finale di speranza e fede.
Claudio Cinti

