La tappa del Giro d’Italia con arrivo al Corno alle Scale è una ennesima (se ci fosse mai da ribadirlo) occasione persa per il territorio dell’Alto Reno che non riesce proprio a percepirsi unito nel campo del turismo (in quello dell’industria e della mobilità ormai la situazione è totalmente compromessa a meno di miracoli, in quanto neppure la “politica locale di ogni colore” pur frequentando ormai abitualmente “Roma”, pare volersi minimamente spendere per una situazione che ha del drammatico e del paradossale).
Il Comune di Lizzano in Belvedere, il cui Sindaco è anche “a supporto” del Sindaco Metropolitano per il turismo, ha apposto solo il proprio stemma sul manifesto dell’evento. Un evento che poteva coinvolgere tutti i Comuni, quantomeno dell’Alta Valle del Reno, e che invece vede l’unico protagonismo del solo municipio adiacente al Corno alle Scale i cui gestori degli impianti di risalita non hanno considerato un “ambito largo” per far guadagnare un pochino a tutto il comprensorio (pensiamo alle Terme….) da una manifestazione veramente importante e decisiva per un periodo dell’anno che non vede certo il pienone in stagioni normali e senza particolari eventi. A Porretta resta così il Soul Festival (a cui va il merito di ampliare con qualche collateral, la propria presenza a qualche comune vicino). A Castel di Casio (Comune ormai non più pervenuto se non nelle mappe di geologiche – a proposito c’è un Sindaco? –) la festa medievale che si accavalla spesso con le altre feste estive che si rubano l’un l’altra la stessa platea di prossimità. A Gaggio la festa contadina con i tipici pupazzoni di paglia. Taccio per tutto il resto.
La tappa del Giro d’Italia e la sua gestione è dunque l’esempio lampante su scala macroscopica del fallimento quarantennale di una politica culturale e turistica miope e che guarda esclusivamente al proprio cortile in spregio a quello del vicino. E Bologna, pensando al PUG, se la ride….
Enrico Bittoto

