Introduce il presidente Lucio Cavazzoni, intervengono Stefano Piastra (Università di Bologna), Federica Guidi (Museo Civico Archeologico) e David Bianco (Ente Parchi Emilia Orientale).
Questo Sabato 10 ottobre, ore 10, Museo Civico Archeologico di Bologna, ingresso libero
La guida del CAI all’Appennino bolognese compie 145 anni e trova una montagna capovolta
Nel 1881 il Club Alpino di Bologna dedicò ai geologi di tutta Europa 887 pagine sulla montagna bolognese, allora nuda e abitata fino in cima. Oggi il bosco è passato dal 40 al 60 per cento del territorio. Da qui parte “Semi in Aria”: il Biodistretto riapre quelle pagine nel museo inaugurato alla vigilia del loro congresso e propone alla città di scriverne insieme il seguito.
Bologna, 8 ottobre 2026 – In 145 anni il bosco della montagna bolognese è passato dal 40 al 60 per cento del territorio, da 35.600 a oltre 61.000 ettari. È il dato che esce dal confronto tra le tabelle di “L’Appennino bolognese. Descrizioni e itinerari”, la guida pubblicata dal Club Alpino di Bologna nel 1881, e la Carta forestale regionale approvata dalla Regione Emilia-Romagna a marzo 2026. Il volume descrive una montagna che franava perché troppo sfruttata e chiede di rimboschirla. Oggi il bosco ha ripreso le cime e l’alta valle conta meno abitanti di allora, Camugnano il 58 per cento in meno, Castel d’Aiano il 50. Le vallate del Reno e del Setta invece sono cresciute. La curva lunga di 145 anni può capovolgersi di nuovo. Se ne parla sabato 10 ottobre alle 10 al Museo Civico Archeologico nel dibattito “Paesaggio di Colture, Semi in Aria”, dove il Biodistretto mette i numeri sul tavolo con l’Università di Bologna, il Museo e l’Ente Parchi.
L’opera nasce per il Congresso Geologico Internazionale che si apre a Bologna il 26 settembre 1881. Per accogliere gli studiosi arrivati da tutta Europa, la sezione bolognese del Club Alpino prepara un dono di 887 pagine, undici tavole e nove carte: trenta autori, diretti dal mineralogista Luigi Bombicci e sostenuti da Camera di Commercio, Comune e Provincia, descrivono la montagna bolognese per intero, rocce, boschi, colture, animali, acque, abitanti, storia e arte, con tabelle comune per comune. Tra loro c’è Giovanni Gozzadini, direttore di quel Museo Civico che il giorno prima, il 25 settembre, ha aperto le porte alla cittadinanza in Palazzo Galvani, ed Edoardo Brizio, che del museo dirige la sezione archeologica fino al 1887, quando, alla morte di Gozzadini, gli succede come direttore generale. Libro e museo nascono attorno allo stesso Congresso, dalle stesse mani. Per questo il Biodistretto ha scelto il Museo Civico Archeologico per riaprire quelle pagine.
La montagna raccontata da Bombicci e dai suoi autori è senza alberi e abitata fino in cima. Le loro pagine parlano di pendici brulle da rivestire di selve, di pascolo che rovina i versanti, di frane disastrose, e un capitolo intero spiega come rimboschire.
Il volume si apre con un augurio: nella prefazione Bombicci scrive che l’opera è solo il primo elemento di una monografia completa dell’Appennino bolognese e lascia a chi verrà dopo il compito di continuarla. In 145 anni quell’invito è rimasto aperto.
“Nel 1881 questo libro chiedeva a chi sarebbe venuto dopo di completarlo. Sono passati 145 anni e la montagna si è capovolta“, dice Lucio Cavazzoni, presidente del Biodistretto dell’Appennino Bolognese. “Non promettiamo un’opera, apriamo un cantiere. I numeri li abbiamo messi sul tavolo, con le fonti di allora e di oggi. Vorremmo scrivere il resto insieme a chi questa montagna la studia, la tutela e la coltiva.”
L’invito è rivolto all’Università di Bologna, al Museo Civico Archeologico, all’Ente Parchi Emilia Orientale, al CAI di Bologna, editore dell’opera nel 1881, e alle istituzioni che oggi hanno in carico la montagna, Città metropolitana di Bologna e Regione Emilia-Romagna, che patrocinano l’incontro.
Paesaggio di Colture, Semi in Aria
Sabato 10 ottobre 2026, ore 10
Museo Civico Archeologico di Bologna, Sala ex Risorgimento, via dell’Archiginnasio 2
Introduce Lucio Cavazzoni, presidente del Biodistretto dell’Appennino Bolognese
Intervengono
Federica Guidi, archeologa, responsabile della comunicazione del Museo Civico Archeologico di Bologna
Stefano Piastra, professore ordinario di Geografia, Università di Bologna, Dipartimento di Scienze dell’Educazione “G.M. Bertin”
David Bianco, biologo, responsabile Area Ambiente dell’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Orientale
Modera Paolo Vivaldi, architetto, presidente dell’Associazione La Cà di Brenno
Progetto BioApp, finanziato dal MASAF, con il patrocinio di Città metropolitana di Bologna e Regione Emilia-Romagna
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Il Bio-Distretto dell’Appennino Bolognese ETS copre 29 comuni dalle valli del Santerno al Panaro, compresa la città di Bologna, ed è espressione di un’alleanza forte di scopi condivisi e senza fini di lucro di imprese agricole, artigiani, associazioni, enti locali e cittadini nata per valorizzare il territorio montano e promuovere un modello di sviluppo agroecologico sostenibile. Il progetto affonda le sue radici in un percorso partecipativo avviato oltre vent’anni fa con l’impegno del Gruppo di Azione Locale dell’Appennino Bolognese e successivamente riconosciuto e sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna attraverso gli strumenti di promozione dei distretti biologici.

