LIZZANO IN BELVEDERE (BO): Corno alle Scale, solo promesse

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In questi giorni si parla, si legge e si scrive  sui problemi della mancanza di neve, della crisi del Corno che vede la scarsa presenza di sciatori e turisti invernali con quel che ne consegue per case, ristoranti ed alberghi. da varie parti sono state fatte critiche alternate a suggerimenti per l’attuale realtà ed il prossimo futuro in relazione alla indubbia crisi climatica. Ora si aggiunge un importante proposta che arriva da chi conosce bene la nostra montagna, da chi ha anche gestito gli impianti sciistici. Ovvero da Giovanni Zaccanti, persona quindi ben qualificata che, riteniamo, dà un ottimo suggerimento che da queste colonne inviamo alle autorità competenti:

 

CORNO ALLE SCALE “SOLO PROMESSE”

 

Sarebbe veramente una delusione perdere anche questa occasione, se ne parla da anni dopo tanti incontri, convegni promesse e ancora fumate nere..

Servirebbero alcune riflessioni anche perché un così importante progetto non può più avere valore senza una attenta valutazione della situazione ed evoluzione climatica che sta cambiando le nostre abitudini.

Sarà un ciclo naturale del clima e dovremo assistere ad un cambiamento climatico irreversibile.

Questa riflessione va fatta alla luce di un progetto ormai datato, ma che per essere efficace ha bisogno di ben altro e ognuno di noi sa bene di cosa parliamo; le piste del Corno alle Scale da anni sono sempre più inutilizzabili per mancanza di neve, anche se con  le temperature notturne e l’ausilio dei nuovi sistemi di innevamento molte stazioni sciistiche stanno sopravvivendo, l’innalzamento della temperatura media porterà le piste sempre più in quota e la necessità  più lungimirante è quella di dotare  anche il nostro Comprensorio di un impianto di innevamento programmato veramente efficiente per poter far fronte alla mancanza di neve naturale.

Se analizziamo i progetti presentati al Comune, Provincia “allora”, e  Regione 18 anni fa, scopriremo che un progetto già approvato e dettagliato esiste, ma mai realizzato; si tratta della realizzazione del bacino idrico in località Malghe, capace di contenere acqua nel periodo delle piogge  e scioglimento delle nevi, un impianto in grado di innevare totalmente il comprensorio del Corno alle Scale in 3-4 giorni di produzione neve.

Parafrasando l’antico detto dei nostri nonni,  “L’inverno non l’ha mai mangiato il Lupo”, dobbiamo pensare che come fanno altri , anche noi potremmo avere tutti gli impianti funzionanti e così anche le piste alte innevate.

Pensiamo a questo progetto che offre diverse opportunità, una più importante dell’altra; la prima, legata senza dubbio alle garanzie che offrirebbe un sistema di innevamento in quota, che può usufruire di una raccolta garantita delle acque di sorgente e delle precipitazioni, sempre più incostanti e concentrate in poche ore e con grandi quantitativi (che andrebbero dispersi senza accumuli artificiali).

La seconda, una infrastruttura progettata in modo da poter garantire il suo utilizzo in caso di incendio, permettendo ai mezzi di soccorso, vedi elicotteri e mezzi motorizzati di poter usufruire di una profondità idonea per il pescaggio dell’acqua per lo spegnimento degli stessi in un’ampia area del ns. Appennino.

Ultima ma non meno importante, l’importanza turistica che assumerebbe un invaso di questo tipo, contornato da sentiero per escursionisti, ciclisti e percorribile ai diversamente abili, con staccionate in legno tipiche del paesaggio di montagna, dal colore del fondo verde smeraldo (tipico del mantello impermeabilizzante che ne riveste il fondo), in una posizione panoramica invidiabile, servita anche da una struttura ricettiva già esistente e potenzialmente implementabile.

Opera quindi  polivalente in tutte le stagioni, che aiuterebbe senza dubbio la sopravvivenza degli operatori turistici e non l’attuale tendenza alla riduzione, ma bensì  l’incremento del turismo e della popolazione residente del nostro appennino.

Credo quindi che prima di affrontare un progetto di riqualificazione importante si debba anche fare i conti con le condizioni climatiche attuali e a volta analizzare bene costi e benefici di ciò che si fa, sarebbe assurdo costruire nuovi impianti senza adeguare i sistemi di innevamento di tutta la stazione per poter garantirne il buono e totale  funzionamento..

Chi ha gestito per anni quel Comprensorio, ha chiare le condizioni climatiche del Corno, ed anche l’eventuale nuovo impianto che arriverà in quota dovrà essere studiato tenendo conto delle importanti repentine variazioni climatiche del crinale a 1800_1945 metri di quota; quando si parla di collegamento, deve essere assicurato in tutte le condizioni tra i due comprensori, ed avere sempre una alternativa per poter garantire il servizio “Sciovia del Cupolino” , attualmente ferma da anni.

Alla luce di queste semplici ma attente riflessioni speriamo che le autorità e i tecnici preposti all’elaborazione del piano di rilancio del Corno alle Scale facciano le giuste valutazioni: in questo momento tutti gli impianti in quota sono fermi perché privi di innevamento artificiale.

Giovanni Zaccanti

 

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Un commento

  1. Interessante la delucidazione di Giovanni Zaccanti che ben conosce la realtà del Corno alle Scale. Vi sono però alcuni particolari che andrebbero evidenziati. Da tempo l’evoluzione meteo è caratterizzata da continue alternanze di correnti fresche (fredde è eccessivo) e calde. La zona del Corno si trova, per ragioni orografiche, alla sommità delle valli dell’Arno e del Serchio. Non è casuale che da detta cima o nei suoi immediati dintorni (M. Gennaio), si possa benissimo fotografare Firenze e Pisa e dalle due città fare foto di tale cima. Cosa significa questo ? Che nel prosieguo di tempo, valutato tra i 20 ed i 25 anni, nella zona Corno le nevicate saranno casuali ed episodiche e la temperatura in costante aumento. I venti caldi di SO, libeccio, avranno la possibilità di colpire i nostri crinali con venti che, adesso hanno raggiunto i Km 270/h , ma che, non essendo più frenati dall’anticiclone siberiano apportante freddi “siberiani” consentiva nevicate cospicue e venti meno violenti. Sarà, quindi, sempre più difficile e ridotto nel tempo, avere temperature sotto lo 0 al fine di fare e mantenere un innevamento artificiale. Innevamento artificiale con costi astronomici, se si volesse giungere a quota 1945 della cima del Corno. Qui, però, vorrei fare un appunto : cosa può offrire il comprensorio ai turisti invernali ? Piscina ? Non c’è ; luoghi di intrattenimento ? non ci sono ; centri di cultura ? chiusi da tempo ; luoghi storici e religiosi ? neppure parlarne. Ci sono solo le Cascate della Dardagna . Quindi, finito il sali-scendi sciatorio, sarà giocoforza indirizzarsi verso casa. Per molti che hanno la seconda casa in varie zone del Belvedere, prive del collegamento internet, sarà meglio scendere al piano. A mio avviso il potenziamento dell’innevamento artificiale, dovrebbe essere inserito in un ampio programma di arricchimento dell’offerta turistica. Come evidenziato da studi dell’Università di Bologna, passato il bum estivo, l’utilizzo delle strutture turistiche scende al 3% delle loro potenzialità. Il ché vuol dire che, tolti gli eventuali 90-100 giorni invernali, si hanno più di 180-200 giorni di sotto utilizzo di tutte le strutture ricettive. Credo che se non si risolve il problema di dare continuità all’offerta turistica, coniugando sci con altre opzioni, ben gradite dal turismo di oggi, e che il comprensorio possiede, sarà ben difficile risalire la china di un simile collasso socio-economico.

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