Economia spicciola ma non tanto

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Tempo fa lessi un testo di un economista di elevate capacità, Carlo M. Cipolla, che dava la seguente definizione di quello che è il “Terzo mondo” . “Il terzo mondo è tale non perché non ha ricchezze, ma perché ha politici ed amministratori che non sanno amministrare, imprenditori incapaci e maestranze con scarsa voglia di impegnarsi” . Il così detto “terzo mondo” non è solo in paesi extra europei, si trova anche in casa nostra. Diamo uno sguardo a quanti paesi e/o comuni si trovano senza determinate attività fondamentali per la vita civile. Partiamo da ciò che scrisse Omero nel definire l’uomo :”L’essere umano è quell’animale mangiatore di pane” . Esaminiamo cosa significhi il PANE . Innanzi tutto necessita di agricoltori che coltivino il grano, lo mietano e lo portino al mulino per ricavarne farina e scarti per alimentazione di animali da cortile. Oggi il tutto è, in gran parte, meccanizzato, ma la trafila è sempre quella da migliaia di anni. E poi vi è il FORNAIO cioè colui che prende elementi di per sé senza vita : farina, acqua, lievito e poco altro e riesce a trasformare questi “inerti” in PANE, biscotti, dolci ed altro con una collaborazione con il FUOCO, un Dio di tutte le antiche culture e civiltà. E qui interviene la creatività del fornaio che con piccoli cambiamenti nei componenti riesce ad ottenere una quasi infinita varietà di alimenti commestibili salati, dolci, secchi, morbidi ed altro. Ma ci sono alcuni inconvenienti che oggi, in varie comunità, impediscono di attivarsi a fare detto lavoro creativo. Il primo impedimento è quello che per offrire il PANE ed altro freschi, di mattina presto, bisogna lavorare anche di notte o quasi. L’altro impedimento è che risulta necessaria una certa passione per il lavoro che si svolge ed una certa creatività, come quella di un artista. Mica tutti nascono pittori, musicista o scultori e, quindi ? Meglio fare altro. La strada più semplice e facile per fare altro nel mondo del PANE è quella di aprire una attività di rivendita di detto bene acquistato dove e da chi lo produce. Poniamo caso che in un intero comune non vi sia un solo fornaio ma una rivendita di tale alimento. Due persone, una al servizio vendita ed un altro al registratore di cassa per i pagamenti e tutto è risolto con poca fatica. Se una comunità è messa così, state tranquilli, siamo sull’orlo o dentro il celebre Terzo mondo, anche sul piano economico. Infatti gran parte dei soldi di chi acquista PANE o farinacei vari andranno al fornitore primario fuori di tale comunità impoverendo sistematicamente quest’ultima. Se poi vi sono turisti che acquistano detti beni, una sostanziosa fetta di soldi non resterà alla comunità in oggetto. Questo è il primo sintomo che tale comunità ha scarsa predisposizione a risolvere i propri quotidiani problemi con le proprie forze. Vi dovrà essere il mondo politico che dovrà investire danaro per creare opportunità di rendita, lavoro sarebbe troppo impegnativo. In concorso anche imprenditori privati che dovranno investire i propri capitali per “Fare ricca” tale comunità con il rischio di intrapresa a proprio carico e con i benefici per chi aspetta di incassare soldi. Insomma la privata imprenditoria quale elemosiniera a proprio svantaggio. Difficile da credere. Traendo le conclusioni, siamo partiti da Omero, ma l’uomo dopo quasi tremila anni è sempre l’animale mangiatore di pane e ….quindi ? Dove non vi è un bravo fornaio e la comunità aspetta la manna dal cielo siamo nel TERZO MONDO. Grazie Carlo M. Cipolla !