Essendo qui in montagna, nel comune di Lizzano in Belvedere, talvolta mi capita di andare nel paese di Poggiolforato, sito sulla riva destra della Dardagna, il torrente ricco di acqua che scende dalla Val di Gorgo tra il Corno alle Scale ed il Monte Spigolino e la Riva . Detto paese deve il suo nome al fatto che il Comune di Bologna, nel 1.200 , avendo deciso di costruire la terza cerchia di mura, quella delle dodici porte, aveva necessità di una notevole quantità di pali di legno di cospicue dimensioni per realizzare detta
cerchia . Vi è da dire che, mentre le dodici porte erano costruite in muratura, gran parte, quasi tutta, la cerchia era realizzata a staccionata, tipo i forti dei film del Far West . E così si decise di deviare una cospicua parte delle acque della Dardagna per convogliare una cospicua quantità di tronchi, tagliati e fatti a misura, dei boschi della zona del Corno . Per fluitare tale legname fu opportuno costruire un canale che da Poggiolforato ( il nome tradisce i lavori fatti allora per tagliare rocce per fare passare detto canale )
arrivasse sino al Valico de La Masera e da lì, giù per le valli dei modesti torrenti della zona, con doverose opere di fluitazione, arrivassero nel letto del fiume Reno a Silla e poi, fluitando lungo il maggior fiume della zona, giungessero a Casalecchio di Reno e da lì, imboccato il canale Navile, arrivassero a Bologna .
Un ricercatore di archivio, tempo fa, mi comunicò che il senato bolognese aveva diviso il corso del Reno in diverse tratte date a famiglie nobili o ricche di Bologna con l’obbligo di mantenere possibile la fluitazione del legname sino alla città . E ciò fu mantenuto per diversi secoli . Anche il torrente Savena fu in parte deviato in città per fornire energia a varie lavorazioni . Date le dimensioni dei tronchi per la costruzione della enorme palizzata feci i conti che sarebbero serviti qualcosa come 24.000 tronchi di legno di dovute dimensioni . Ovviamente , progressivamente si sostituirono le palizzate con poderose
mura di materiali edilizi . L’opera di sostituzione finì verso la fine del 1.300 . In tutta questa storia del nostro Medioevo devo riconoscere come , per consentire la fluitazione del legname, per evitare danni alla Chiusa di Casalecchio e, conseguentemente, allo stesso canale Navile , strumento fondamentale per trasporti, funzionamento di mulini e di attività produttive in città, fosse tassativo mantenere puliti gli alvei dei vari corsi d’acqua dalla presenza di tronchi caduti dentro . E’ evidente che in caso di forti precipitazioni, se detti alvei fossero stati ingombri di tale legname, il trasporto di tali inerti avrebbe
causato notevoli disastri . Quindi ? Dobbiamo riconoscere che i nostri antecedenti, avevano molto a cuore la pulizia degli alvei dei fiumi o torrenti necessari alla vita della città e dintorni e come fosse loro preoccupazione operare al meglio . Questa mia considerazione è nata ricordandomi la situazione del torrente Idice in una foto di poco tempo fa, che, nei pressi di un ponte che lo attraversa , risultava una enorme distesa di alberi e tronchi fin quasi al piano stradale . In parole povere, per parecchio tempo, nel mondo odierno, non si è provveduto alla pulizia dell’alveo di tale torrente e dei suoi affluenti . Non credo
che si sia operato a tale fine neppure in altri corsi d’acqua, visto il disastro delle Ganzole . Allora, chiediamoci, con i mezzi tecnologici che abbiamo oggi a disposizione, non si eseguono quei lavori estremamente necessari che in pieno Medioevo, con gli scarsi mezzi che disponevano : picconi, badili, funi, seghe a mano e poco più , i nostri avi portavano a compimento ? Qualcuno, anche per altri aspetti della nostra vita quotidiana di oggi si è chiesto :” Il così detto Medioevo, in senso dispregiativo, è peculiare di parecchie centinaia di anni fa o, più realisticamente, lo stiamo vivendo adesso ?”

