Progetti vecchi e nuovi sul Belvedere

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” Sto seguendo da tempo la vicenda del progetto di un possibile impianto di funivia e seggiovia che dovrebbe collegare il nostro Corno alla Doganaccia. Mi hanno detto ed ho anche letto su FB che c’è stato un incontro organizzato dalla sindaca col comitato che favorevole all’opera, poi ho letto sul giornale dell’incontro di quelli che praticamente lo vogliono osteggiare ma non trovo niente su Reno News su quanto è stato detto. Mi è sfuggito ? Ieri mi hanno fatto leggere un posto su fb che dice “Noi montanari faremo il progetto”. Mi può spiegare come è nato tutto e cosa debbo aspettarmi ?

Marta B. – Appennino

Gentile Signora, niente di nuovo sotto il sole…Dunque, l’idea di questo collegamento via fune risale a circa 40 anni fa, come mi ha precisato Graziano Prantoni, ex assessore della della Provincia, ma fu ben presto accantonato per i soliti motivi politico-finanziari. Tre anni fa, ad un convegno della Confesercenti tenutosi a Vidiciatico, fu rispolverato sollevando l’entusiasmo di chi aveva sollecitato un intervento in un territorio oggettivamente in profonda e lunga crisi, ovvero della sindaca e soprattutto di commercianti e albergatori del Belvedere. Regione e Stato risposero abbastanza presto in modo positivo. Sia Bonaccini che  Lotti, allora ministro dello Sport e, mi dicono, frequentatore delle piste del Corno, diedero l’ok per un finanziamento che dovrebbe essere sui 26/27 milioni di euro ( ma si arrivò a parlare anche di una decina di più). L’importo dovrebbe essere dedicato sia all’ammodernamento delle stazioni sciistiche di Emilia e Toscana che alla novità in oggetto. Si è subito scatenata una battaglia tra ambientalisti e innovatori, in entrambi i territori a confine e  si è anche registrata una frenata per il cambio di Governo. Il PD ha ceduto le redini del Paese, Lotti non è più ministro e Bonaccini è alla fine del suo mandato. Ovviamente, come lei potrà essere informata dalla chiacchiere di paese e dai resoconti sui giornali, l’argomento è sempre caldo. Ai due incontri, da lei citati, Reno News non è stato invitato e non ha ricevuto alcun comunicato, quindi il nostro silenzio è giustificato. Le mie idee le ho già espresse più volte e le ho sintetizzate con un esempio: è come portare dal parrucchiere una donna con malattia grave, diventerà più bella ma sarà sempre malata. E cioè a mio parere ci sono ben altre priorità. Mi dicono che il finanziamento può avere solo questo obiettivo e quindi DEVE essere usato solo per il collegamento. Mi ricorda quanto avvenne con i Mondiali di calcio: a Bologna arrivarono sovvenzioni per parcheggi, furono fatti…e poi non usati e abbandonati (Via Giuriolo e altri).

Alla frase “Noi montanari lo faremo..” posso solo rispondere con un “magari !” Ma purtroppo i montanari non sono in grado. Hanno bisogno di tutti. Quello che hanno saputo fare i montanari delle generazioni passate l’abbiamo visto, quelli delle ultime generazioni…lo vediamo guardandoci intorno….ben sintetizzato dai cartelli “CHIUSO” “VENDESI” ecc. E’ giusto e logico aiutarli, ma partendo dalle cose più necessarie.

Ma vorrei cogliere l’occasione di questa risposta per scendere sul concreto. Lasciamo da parte problemi ambientalistici e simili, parliamo della questione chiave: i soldi. Perchè è chiaro che tutto ruota su questo: permettere di sopravvivere a commercianti ed albergatori del territorio. Ed allora chiedo ai fautori del progetto: quanto dovrebbe costare il biglietto della funivia /seggiovia per pareggiare il bilancio ? quante persone calcolate di media giornaliera ? chi gestirà l’impianto ? chi pagherà le corse di bus-navetta e l’eventuale ( e quasi certo) passivo di tutto ? Non vorrei che oltre alla cifra che passa alla Stazione sciistica ( si dice 500.000 euro) si dovesse sobbarcare tutto questo ancora la Regione ….e cioè il solito Pantalone…

 

Ho ricordato la nascita del progetto risalente a 40 anni fa ed allora Le faccio presente che più o meno in quel periodo ne fu partorito un altro che a me piacque moltissimo e che ritengo avrebbe risolto buona parte dei problemi dell’economia del nostro Appennino. L’autostrada che collega il Brennero, e cioè Germania e Nord Europa,  a Modena sarebbe dovuta proseguire fino al porto di Livorno. Si sarebbe fatto un nuovo tratto Transappenninico a 4 corsie, in pratica una nuova autostrada già battezzata “Guglielmo Marconi”.

Il passaggio sull’Appennino sarebbe dovuto avvenire nel territorio del Belvedere e c’era il progetto dell’apertura di un casello tra Lizzano e Vidiciatico !

E’ inutile che scenda nei particolari, può benissimo intuire cosa avrebbe significato per il turismo e per le aziende del comune di Lizzano e Gaggio !!

Progetto e cartine già preparate, Comuni, Pro Loco e Camere di Commercio d’accordo, poi arrivò lo stop dall’alto, così mi dissero,  e fu tutto spostato nell’Appennino parmense fino ad arenarsi del tutto. Peccato…

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2 Commenti

  1. La celebre autostrada Guglielmo Marconi aveva un difetto non da poco. Nella tratta fra Lizzano e Pistoia le uscite dalle gallerie sventravano l’alta valle del Silla, il Rio Baricello sotto Monteacuto delle Alpi. Diciamo che si distruggeva una delle più belle valle dell’Appennino avente una lunghissima storia. Erano anni nei quali l’ambiente, la storia non contavano nulla. Ed infatti di orrori ne furono fatti a volontà. Oggi detta tratta , se si decidesse di fare detta autostrada, dovrebbe contemplare una galleria al di sotto delle valli accennate. Vi immaginate una valle stretta come quella della confluenza Rio Baricello-Silla con un frastuono continuo di veicoli. I turisti avrebbero buone ragioni per andare altrove.

  2. Signora Marta, il problema turismo nell’Alto Appennino Bolognese (Lizzano) è semplice e complesso allo stesso tempo.Partiamo dal più semplice, apparentemente, lo sci. Per varie ragioni il periodo sciatorio si è contratto a circa 60-70 giorni. Considerando che una dignitosa frequentazione si ha solo nei fine settimana, abbiamo, tra i 16 ed i 20 giorni utilizzabili, ammesso che il tempo sia sempre bello e freddo. Infrasettimanalmente la frequentazione sciatoria si riduce a valori modestissimi. L’indotto è a numeri esigui. Le cifre, incontestabili, dovrebbero consigliare di integrare detta attività sciatoria con altre attività turistico-imprenditoriali al fine di allargare l’offerta, attrarre turisti con altri interessi ed altro ancora. Il guaio che simili considerazioni vengono rigettate, ed in maniera anche poco urbana, da persone che oltre lo sci non vedono altro. In primis la stessa Amministrazione. In poche parole c’è lo sci, e poi lo sci ed ancora lo sci. La zona è in caduta verticale sia a livello imprenditoriale che in quello demografico e, alla fine, anche in quello economico. La Regione spende annualmente 500.000 € su un bacino di fruizione, persone che operano e ricavano reddito dallo sci, che potremmo valutare in 150 unità. Considerando l’utilizzo degli impianti in effettivi 20 giorni pieni, se ne evince una spesa di 166 € giornalieri a persona pari ad un costo su base mensile di 4.980 € . Con questo non voglio dire che gli attuali impianti del Corno vadano smantellati, tutt’altro, ma inviterei gli abitanti e l’Amministrazione stessa, ad allargare la propria visione culturale e valutare anche altre opzioni turistico-imprenditoriali. Purtroppo c’è un proverbio che dice che non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire. Cordiali saluti da Ettore Scagliarini

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