Chi se lo può permettere ?

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Dopo la “poderosa” nevicata della settimana scorsa (circa cm 20) i media ci hanno confermato che quasi 60 milioni di italiani si sono riversati sulle piste da sci sabato 13 e domenica 14 gennaio. Non essendo in detti giorni su in montagna mi sono limitato a vedere le immagini del Corno alle Scale confrontandole con le presenze in città, Bologna. Non ho avuto l’impressione di una città svuotata, anzi. Le immagini dalle piste del Corno certificavano una certa frequentazione, non certo paragonabile a quella di trenta o più anni fa quando per entrare nei parcheggi vicino agli impianti bisognava pagare il biglietto di ingresso essendo questi stipati all’inverosimile. Oggi si può parcheggiare tranquillamente nei pressi delle stazioni di partenza delle seggiovie in qualunque momento e senza pagare. Però i media ci hanno garantito che migliaia di sciatori erano sulle piste. I casi sono due : o chi scrive dette cifre ha dei seri problemi scolastici in matematica o io sono cieco. Scartata l’ultima possibilità, visto che mi hanno anche rinnovato la patente di guida, resta la prima. Comunque analizziamo il problema della scarsa propensione delle famiglie ad andare a trascorrere anche un giorno sulle nevi. L’analisi era già stata fatta quasi dieci anni fa da degli esperti che hanno certificato essere varie le ragioni di questo abbandono. In particolare un ricercatore era partito da una considerazione : come mai il parco giovani, da cui escono i futuri campioni dello sci, è così svuotato ? Infatti la famosa “Valanga azzurra” formata da assi dello sci, è solo uno sbiadito ricordo nella mente di persone molto datate. Da questa considerazione ne sono partite altre di cui una, importante, di carattere economico. E’ stato evidenziato come il reddito della fascia media della popolazione italiana è, da anni, in continua discesa mentre il costo della vita viaggia in senso contrario. Si pensi solo alle spese sanitarie che di anno in anno sono sempre più a carico del cittadino. Le opportunità di lavoro per i giovani, specialmente capaci, sempre più modeste; non è casuale la fuga all’estero tra gli 80.000 ed i 100.000 giovani ogni anno. In tale numero vi sono medici, operatori sanitari e laureati. Sembra che di tali persone il nostro Paese ne possa fare a meno. In queste condizioni può una famiglia permettersi di spendere ogni domenica tra i 400 ed i 500 € per trascorrere con un figlio di 10-12 anni un giorno sulle nevi ? Se le domeniche sciabili fossero circa 12 in un inverno si avrebbe un esborso tra i 5.000 ed i 6.000 € . Si tratta di rinunciare tra i 3 ed i 4 stipendi nello spazio di 3 mesi. Molte persone che io conosco mi hanno confermato di aver dovuto rinunciare a praticare detta attività, anche con il figlio/a , perché le condizioni economiche non lo permettevano, ed è gente che ha un lavoro regolare. Una tantum ce lo si può permettere, ma a livello continuativo no . Quindi, per allevare il futuro campione dello sci, necessita, come in tutte le attività sportive, una costante pratica ed allenamento e questo fa a pugni con le disponibilità economiche. Vi è da aggiungere la perdita quasi totale di appeal sociale di tale pratica cui va aggiunto lo scarso fascino di praticare detta attività in montagne brulle nelle quale, spesso, l’unica neve presente è quella dei toboga fatti dai cannoni sparaneve. Quello che uno esperto ha definito perdita dello “Ski spirit”. Osservazione ben espressa da un operatore del settore che ha detto “Oggi non si scia, si scende” evidenziando così che la pratica sciatoria non ha più il fascino di un tempo in un ambiente coperto dal manto nevoso, ma è principalmente una attività di sali-scendi. E così tali ricercatori hanno evidenziato come la popolazione sciatoria sia sempre più una popolazione datata e che si può permettere di spendere per un giorno di attività una certa cifra. Ne ho la tangibile dimostrazione che, essendo socio, da molti anni, di una associazione sportivo-culturale con la presenza di oltre 120 giovani, nessuno di loro pratica lo sci quando 40-50 anni fa vi era un congruo numero di praticanti. La cosa è identica in altri ambienti da me frequentati. Ma allora questo calo della popolazione sciatoria, aumento dei costi relativi, diminuzione di appeal, crisi climatica come si sposa con il fatto che istituzioni, amministrazioni e mondo politico non facciano altro che parlare, pianificare e spendere soldi dei contribuenti in impianti a fune aventi finalità sciatorie ? La ragione è semplice : sono impianti aventi un elevato costo e quindi vi sono cospicui appalti con tutto ciò che ne consegue. Ovvio che si racconti che dette spese, con danaro tolto, spesso, a sanità, istruzione, infrastrutture ed altro, vengano fatte per il bene dei montanari. C’è anche chi ci crede. Per mia esperienza di parecchi decenni in ambito montano, ho notato che a fronte di carenze di personale sanitario ospedaliero, gente che costa, assenza di istituti scolastici, forse non servono, infrastrutture e trasporti di scarsa affidabilità, si spinge l’acceleratore da istituzioni ed amministrazioni su impianti a fune, nello specifico seggiovie. Purtroppo, dal mio punto di vista, noto che persone, spesso anziane, per curarsi si devono sobbarcare ore di viaggio per recarsi in ospedali cittadini o nelle immediate vicinanze, i giovani vanno a studiare e completare i propri iter scolastici lontano dalle zone montane e non vi è ritorno. Verrebbe da pensare che grazie a queste seggiovie gli abitanti, anche anziani e con determinate patologie, diventino più giovani e più sani di un pesce, che i giovani, vedendo il sali-scendi delle seggiole, acquisiscano una tale professionalità da non avere più bisogno né di diplomi né di lauree e che i residenti vedranno aumentare le proprie entrate economiche in modo esponenziale. Fin’ora, parlo degli ultimi 45 anni, le cose sono andate in senso contrario, forse sarà sufficiente aspettare altri 45 anni per vedere andare le cose per il verso giusto. Per ora lo sci sta diventato sempre più una attività marginale, come ho scritto : Chi se lo può permettere ?

 

Nella foto : La Polla anni ’60

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